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Pescara, 28/03/2026
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Data: 09/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Ancora Imu per 877mila contribuenti. Il 17 settembre scade la seconda rata per chi ha scelto di dilazionare: stangata nelle grandi città. Irpef: i dati del salasso

ROMA La seconda rata dell’Imu sulla prima casa, finite le ferie, bussa alle porte dei contribuenti italiani. Saranno circa 877mila i proprietari di un’abitazione principale che dovranno sborsare un terzo dell’importo totale dovuto al fisco: in media – rivela uno studio della Cgia di Mestre – un esborso di 131 euro. Ma con differenze molto marcate, soprattutto tra le grandi città e il resto d’Italia, a causa del valore delle rendite catastali che a Roma e a Milano, così come a Napoli, sono molto più elevate rispetto ai comuni anche delle loro stesse province. Ci sarà poi la terza tranche, entro il 16 dicembre, che dovrà però essere calcolata sulla base delle aliquote definitive deliberate (entro il 30 settembre) dai Comuni. E in quel caso gli importi potrebbero riservare sorprese ancora più spiacevoli. Intanto a conferma del carico fiscale ormai insostenibile cresciuto in misura esponenziale negli ultimi anni, l’Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari), ha calcolato che l’addizionale Irpef di competenza dei Comuni ha subìto dal 2007 al 2010 un aumento del 15,7%, passando in media da 41,8 euro pro-capite a 48,1 euro. Statistiche che danno fiato ai tanti che chiedono interventi rapidi per diminuire l’insostenibile peso fiscale. Le Marche in testa con 69,5 euro pro-capite, seguite da Lazio (67,7), Liguria (67,6), Emilia Romagna (65). Intanto, sventato l’aumento dell’Iva – che sarebbe dovuto avvenire proprio in questi giorni – grazie alla spending review, tra mal di pancia diffusi in tutto il territorio nazionale, c’è da affrontare l’Imu (ex Ici). Su circa 16 milioni di contribuenti che, quasi due mesi fa, hanno versato l’imposta municipale sull’abitazione principale, solo una piccola parte (il 5,5% del totale) ha deciso di dilazionare in tre tranche il versamento dell’imposta: prima rata a giugno, seconda a settembre, saldo a dicembre. L’importo della seconda tranche, così come la prima rata, è pari a un terzo dell’importo totale «che si ottiene – spiegano alla Cgia – applicando l’aliquota ordinaria del 4 per mille con la detrazione di 200 euro (elevabile di 50 euro per figlio di età inferiore ai 26 anni convivente con il contribuente). A dicembre il contribuente dovrà infine versare il saldo sulla base delle aliquote definitive come deliberate dal Comune. In sostanza, sarà necessario ricalcolare il debito Imu annuo – prosegue la Cgia – sulla base delle aliquote decise dall’ente locale, sottrarre gli acconti pagati a giugno e a settembre e versare a saldo la differenza». E il saldo riguarda anche coloro che hanno pagato in un’unica soluzione. Intanto la seconda tranche sarà più alta a Bologna (293 euro), Milano (269), Genova (227), Torino (224), Roma (199), Bari (196), Siena (183). Media più bassa a Venezia (162) e a Napoli (143). Ma nelle grandi città si pagherà mediamente il 62% in più rispetto ai comuni della cintura. I differenziali di imposta più alti sono a Venezia e a Cagliari (entrambi +82%)), Torino (+75%), Napoli (+69%), Roma (+66%) e Milano (+62%). Differenze considerevoli. «Ma sono dovute al fatto – commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – al fatto che nelle grandi aree urbane le rendite catastali degli immobili sono mediamente più elevate che nei piccoli centri». Rendite catastali che d’altronde sono calcolate sul valore dell’immobile. Normale che tra Roma e Palestrina, per esempio, vi sia una differenza abissale. Bortolussi avverte: «L’applicazione di questa imposta e la raffica di aumenti avvenuta nei mesi scorsi avranno gravi ripercussioni sui bilanci delle famiglie. Auspico – conclude – che il governo modifichi le aliquote Imu quanto prima alleggerendo il carico fiscale sui contribuenti italiani»


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