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Data: 10/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti: ci sarà un altro leader il mio governo è un episodio

«Sullo scudo nessuna condizione aggiuntiva, siamo virtuosi»

CERNOBBIO «Mi rifiuto di pensare che un grande Paese democratico come l’Italia non possa eleggere un leader che sia in grado di guidare il Paese». Mario Monti, ancora una volta, sembra bocciare l’ipotesi di un suo bis a palazzo Chigi dopo le elezioni della prossima primavera. «E’ sicuramente episodico e limitato nel tempo l’esperimento del governo tecnico». Salvo poi aggiungere dal palco del forum Ambrosetti: «Nel caso che dalle urne non dovesse emergere una soluzione, allora si aprirebbe la via delle ipotesi subordinate...».
Tant’è, che poco dopo il professore traccia il profilo del premier che secondo i finanzieri, gli imprenditori ed economisti presenti in sala fa proprio di Monti il candidato migliore a succedere a... Monti. Con queste parole: «Mi permetterei di suggerire a chi mi succederà di tenere molto presente che ormai il governo si fa in gran parte a Bruxelles, con un’attiva partecipazione italiana». Il Monti-job, insomma. Considerazione che fa il paio con altri due passaggi. Il primo: «Spesso si è pensato che gli italiani siano ingovernabili. Io invece credo che la domanda di governo c’è, ma che è mancata qualche volta l’offerta di governance all’altezza dei problemi». Il secondo passaggio è dedicato alla formula della Grande Coalizione: «Il nostro governo ha fatto con successo qualche test politico. I cittadini, come dimostrano i sondaggi, non si sono scandalizzati e hanno dimostrato una buona accettazione dell’impegno nazionale che ha portato forze politiche fino a ieri contrapposte a collaborare tra loro».
Da non trascurare, poi, un altro dettaglio. Monti ringrazia «per la lealtà e l’appoggio» Silvio Berlusconi, «sospettato» di volere sostenere il professore anche nella prossima legislatura. Magari, appunto, a capo di una Grande Coalizione. Ma non dedica una sola parola a Pier Luigi Bersani, determinato (come ripeterà più tardi chiudendo la festa del Pd) a trasferirsi a palazzo Chigi. Piovono invece ringraziamenti per Angelino Alfano ed Enrico Letta presenti in sala e anche per il leghista Bobo Maroni: «Non nascondo che l’avrei voluto nel mio governo». Segue una promessa di neutralità: «Non cercherò di convincere nessuno a sostenere una particolare forza politica». E una difesa d’ufficio dei partiti: «Hanno dimostrato di avere senso di responsabilità, il grado di considerazione che noi cittadini abbiamo per i politici è eccessivamente basso e, forse, non se lo meritano. Ho visto una politica migliore di quella che immaginavo». Ma «i partiti facciano la riforma elettorale».
Non c’è solo il dopo, c’è anche il presente nel discorso di Monti. E per la prima volta, dopo la decisione della Banca centrale europea, il premier affronta la questione delle «condizionalità» per l’eventuale richiesta di soccorso al fondo salva-Stati per abbattere lo spread con i Bund tedeschi. E il suo è un «no» a nuove misure aggiuntive: «Non accetteremo ulteriori condizioni rispetto a quelle che già ci sono e che già rispettiamo per avere accesso al programma anti-spread». Spiegazione: «Ciò comporterebbe una perdita asimmetrica di sovranità e indebolirebbe l’Italia che deve poter parlare alla pari con i partner europei». Conclusione: «Comunque non vogliamo aiuti, per ora non ci servono».
Piantati i paletti sul fronte dello scudo anti-spread, Monti difende il ministro Corrado Passera: «Non è vero come ha detto Maroni che non lo sosteniamo. Accade l’opposto». Ripete che sarà approvata la legge anti-corruzione: «E’ essenziale per la competitività». Ringrazia la sua squadra di governo: «Ho preso i ministri dalla loro attività facendogli correre il rischio dell’ignoto». Difende il decreto Balduzzi sui criteri di nomina dei dirigenti delle Asl: «Il Parlamento spero ci sostenga». Fa una mezza promessa: «Continueremo con la spending review cercando di non tagliare i livelli delle prestazioni». E avverte i sindacati e associazioni professionali: «Chi verrà dopo di me dovrà resistere alle pressioni delle categorie, se vorrà andare avanti con la disciplina di bilancio e con le riforme strutturali. Non bisogna avere riguardi per nessuno». Infine un aneddoto: «Una cosa che molti in questa sala potranno non aver gradito e stata l’interruzione della possibilità di posizioni incrociate nei consigli di amministrazione di banche e assicurazioni. Il Financial Times ha fatto due pagine su questo e la signora Merkel mi ha detto: credo proprio dovremo fare qualcosa del genere anche in Germania».

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