ROMA - Non si accontenteranno solo di vaghe promesse. Stavolta i sindacati - che oggi pomeriggio varcheranno la soglia di Palazzo Chigi per l’atteso primo incontro del dopo ferie sulla crescita - chiedono impegni precisi. «Prime risposte» per usare le parole della leader Cgil, Susanna Camusso. A maggior ragione da questo governo che ha ancora pochi mesi di vita, dato che al massimo ad aprile (salvo sorprese dell’ultima ora) dovrà passare la mano. Le emergenze sono chiarissime a tutti: il lavoro che non c’è, i redditi che si comprimono, i consumi che calano sempre più, il fantasma del rischio povertà che aleggia sulla testa di molte famiglie.
La settimana scorsa, nell’incontro con il fronte delle imprese, il governo ha confermato che è alla ricerca dei 6 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva dal luglio 2013, ma per il resto ha passato la palla alle parti sociali chiedendo loro di fare sforzi innovativi sulla contrattazione, una proposta condivisa per rilanciare produttività e competitività. Ma i sindacati chiedono di più. La Camusso è perentoria: su redditi e lavoro serve «subito una piattaforma di obiettivi raggiungibili». E ribadisce la minaccia di uno sciopero generale «se nella legge di stabilità non ci saranno risposte positive».
Nell’attesa il sindacato comunque non si fermerà. La Camusso delinea «un percorso di mobilitazione di lunga durata»: a fine settembre, il 28, è già previsto insieme con la Uil lo sciopero dei lavoratori pubblici; seguirà ad ottobre una «grande» iniziativa che riunifichi le tante vertenze aperte; infine resta nell’aria la minaccia dello sciopero generale.
Non solo proteste naturalmente, anche proposte. La Cgil ribadisce la sua ricetta per dare un po’ di ossigeno ai redditi: la detassazione delle tredicesime. Le risorse? Si prendano dalla lotta all’evasione fiscale, suggerisce il numero uno Cgil. Resta in campo anche la proposta della riforma fiscale con tanto di patrimoniale, ma - riconosce la Camusso - «è difficile immaginare che possa essere realizzata da un governo a fine legislatura».
Anche il leader Cisl, Raffaele Bonanni, che da subito ha aderito all’idea lanciata dal ministro Passera di un nuovo patto tra le parti sociali per rilanciare produttività e competitività, fa sapere che oggi dal governo si aspetta un contributo serio e preciso. Su crescita e lavoro, in particolare, dice Bonanni, «mi aspetto più attenzione dal governo. D’altronde se ci ha convocato, qualcosa avrà da dire». In casa Uil regna invece lo scetticismo. Il numero uno, Luigi Angeletti, lo ha detto più volte nei giorni scorsi. «Occorrono risorse economiche e politiche e il governo non ha nessuna delle due. Non ha soldi e non ha, a fine legislatura, la forza politica per cambiare le norme» ha ribadito l’altro ieri. Le previsioni Uil sono da allarme rosso: «Ci aspetta un autunno drammatico. Stiamo perdendo mille posti di lavoro al giorno».