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Data: 11/09/2012
Testata giornalistica: Il Mattino
Chiude la Stazione, ma il barbiere Armando resiste

Porte chiuse e avvisi ai viaggiatori su cambi di orari, sospensione delle corse e sostituzione dei treni con autobus. Avellino ieri si è risvegliata senza la sua stazione e nel quartiere dove 133 anni fa fu inaugurata la ferrovia, più che incredulità si registra disillusione nei confronti della politica, in particolare verso i consiglieri regionali irpini e il vicepresidente Giuseppe De Mita. «La gente pensa che i politici non lavorino mai e invece per consumare capolavori del genere si riuniscono addirittura ad agosto» ironizza Raffaele, muratore in pensione che, seduto sulla panchina antistante l'edificio, osserva le persone che si avvicinano alle porte vetrate chiuse per leggere gli avvisi. Il riferimento è al 9 agosto scorso, giorno in cui la giunta di Palazzo Santa Lucia si è riunita deliberando ulteriori tagli ai trasporti in Irpinia e la chiusura della stazione centrale. All'interno tutte le attività sono chiuse, alcune da anni come il bar, la tabaccheria, l'edicola. Chiusi anche i luoghi di servizio ai pendolari, come la sala d'attesa, la cappella, i bagni. Unica eccezione il barbiere Armando. Lui, per il momento, resiste con i suoi clienti anche di domenica mattina. Per il resto a far da cornice ci sono i cinque binari morti, i giardinetti incolti e abbandonati, con le erbacce che salgono fin sulla lapide dedicata dai ferrovieri a Angelo Michele Ciampi, un loro collega deceduto sul lavoro nel '94 e la vasca che un tempo ospitava pesci rossi e giochi d'acqua e che oggi si presenta sporca e piena di rifiuti. «In campagna elettorale tutti i politici - dice Gaspare, ex gestore del bar - di centrodestra e centrosinistra si riempiono la bocca di buoni propositi, parlano di potenziamento dei trasporti e poi dalla sera alla mattina chiudono la ferrovia. Ce ne ricorderemo quando verranno qui a chiederci nuovamente voti». Un cliente del barbiere racconta: «Non più di sette mesi fa qui sono stati fatti lavori di ammodernamento, dai cartelli di segnaletica, nuovi alla linea di interscambio elettrico, a quella telefonica. Soldi buttati. Oggi la stazione chiude ma sono anni che abbiamo assistito ad un lento declino del trasporto su ferro. Si preferisce potenziare quello su gomma, a scapito di ambiente e servizi». Certo col tempo le tratte sono state depotenziate, ma sono comunque numerosi gli utenti che tutti i giorni, in particolare studenti e lavoratori, prendevano il treno per Benevento e che da oggi invece dovranno salire su un pullman oppure optare per altre soluzioni. Per gli abitanti di Borgo Ferrovia poi la stazione rappresentava, soprattutto per i più anziani, il fulcro della vita sociale, un luogo dove passare il tempo, nonché un'ancora di salvezza per le attività esterne soprattutto in un momento di crisi forte come quello attuale. L'indignazione la si raccoglie anche sui social network. Sulla bacheca facebook di Pietro Mitrione, animatore dell'associazione In Loco Motivi, divenuta una sorta di quartier generale virtuale, i commenti sono tanti. C'è chi suggerisce di ribattezzare il quartiere in «Borgo Ferrovia...chiusa», chi ha pubblicato il video dell'ultimo treno in transito alla stazione, quello di sabato 8 settembre alle ore 21.25 e chi invoca uno sciopero generale dell'Irpinia contro la Regione e in particolare contro l'assessore Sergio Vetrella. C'è anche chi ancora spera che dal consiglio regionale in programma domani a Benevento, qualcuno, magari i consiglieri irpini, possa chiedere alla giunta un passo indietro

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