ROMA - Matteo Renzi non dà tregua nella sua operazione di rottamazione. A finire nel mirino adesso è Walter Veltroni, che manderebbe «a casa in caso di vittoria alle primarie» e che invita a dedicarsi esclusivamente a scrivere romanzi: «Direi che i successi maggiori li ha avuti come romanziere. Gli auguro tanti romanzi belli per il futuro». Poi, allargando il tiro «sui dirigenti della sinistra»: «Litigano praticamente su tutto e concordano su pochissime cose. Una di queste è fare del tiro al piccione, dove io faccio la parte del piccione. Li ringrazio perché ad ogni attacco fanno crescere le adesioni ai miei comitati». Veltroni non commenta pubblicamente. Ma ai suoi collaboratori ha detto: «Non rispondo per non alimentare questo clima folle che rischia di danneggiare il Pd proprio ora che ha il dovere e l’opportunità di dare risposte alla situazione difficile del Paese».
Renzi si becca la pubblica tirata d’orecchie di due suoi sostenitori: Pietro Ichino e Salvatore Vassallo. Dice il primo: «Non concordo, e l’ho detto subito a Renzi ricordandogli che se lui è sindaco di Firenze, e oggi può competere con successo per la leadership del Pd, lo deve a una concezione e struttura del partito stesso, imperniata sulle primarie, che dobbiamo interamente al suo fondatore e primo segretario: Veltroni. Matteo si concentri sul programma e non si perda in invettive». E Vassallo: «Le dichiarazioni di Matteo sono inutilmente sgradevoli. Quando Walter ha ritenuto di avere fallito si è dimesso senza cercare rivincite personali». Dura anche Rosy Bindi, presidente del partito: «Le primarie non giustificano l’imbarbarimento delle relazioni interne al Pd. Mi chiedo per quanto tempo ancora dovremo sopportare questo Stil Novo e contribuire alla demagogia e al populismo imperanti nel Paese».
La contro replica di Renzi arriva in serata. Alla festa dell’Unità di Bologna, dove è accolto da numerosi militanti, il sindaco di Firenze mette a verbale: «Invito tutti ad essere un po’ meno permalosi e a guardare di più la sostanza delle cose. Mi sembra che ci sia un atteggiamento di eccessiva sensibilità o suscettibilità». E conferma: «Se vale il principio, che noi stiamo cercando di affermare e cioè che dopo tre mandati si va a casa, questo vale anche per Veltroni, non soltanto per D'Alema». E proprio a D’Alema che l’aveva definito «inadatto a governare», Renzi manda a dire: «Ho massimo rispetto per lui, ma noi siamo persone che guardando in faccia diciamo che secondo noi: il vostro tempo è finito, adesso tocca a noi». Pronta e serafica la risposta di D’Alema: «Mi occupo dei problemi del Paese, ho detto quello che dovevo dire, non dirò più nulla. Tutto il resto si commenta da sé».
In questo rotear di sciabole, Renzi spende però quanlche parola conciliante verso il suo vero rivale alle primarie, Pier Luigi Bersani: «Il suo discorso è per molti aspetti condivisibile soprattutto riguardo alla politica fiscale e alla cittadinanza per i figli degli immigrati. Le primarie presuppongono una carta di intenti, un documento in cui tutti possano riconoscersi». Poi, rivolto ai dirigenti del partito presenti a Bologna: «Dico a tutti, non abbiate paura di noi perché non siamo dei marziani, siamo persone che tentano di portare delle idee. Se saranno idee maggioritarie lo decideranno i cittadini». Per Nichi Vendola, un altro competitor, si «tratta di idee che rappresentano continuità con le politiche liberiste. Renzi tra Cgil e Marchionne ha scelto Marchionne...».