Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/03/2026
Visitatore n. 752.691



Data: 11/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini scrive alla Lega: falsi i bilanci 2010 niente rimborsi pubblici

MILANO La Camera chiude il rubinetto dei finanziamenti e la Lega resta all’asciutto. Non è bastato mettere all’angolo il leader Umberto Bossi, rendere inoffensivo il cerchio magico di Rosy Mauro e fare pulizia con Roberto Maroni. Le ingarbugliate operazioni dell’ex tesoriere Francesco Belsito sui rendiconti del movimento padano, oggetto di un’articolata inchiesta della procura di Milano, hanno lasciato il segno: niente più soldi da Roma, le erogazioni pubbliche vengono interrotte.
Ai primi di agosto sulla scrivania del senatore veneto Stefano Stefani, attuale responsabile dei conti del Carroccio, è arrivata una lettera firmata dal presidente della Camera Gianfranco Fini. I contenuti sono inequivocabili: il bilancio 2010 della Lega «non può essere considerato regolarmente redatto secondo gli schemi indicati dalla legge numero 2 del 1997», che stabilisce le «norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici». E siccome il presupposto per accedere al finanziamento pubblico è la presentazione ai presidenti di Camera e Senato di un rendiconto in regola, «lo stesso viene perciò sospeso», comunica la missiva di Fini. Così l’organismo di controllo istituzionale cristallizza una delle accuse mosse dai magistrati, secondo cui è accertata l’irregolarità quantomeno del rendiconto 2010 presentato dalla Lega sulla base del quale nell’agosto 2011 lo Stato ha versato circa 18 milioni nelle casse di via Bellerio. «Alla Lega Nord vengono annualmente accreditate somme significative dagli organi della Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica a titolo di rimborso di spese elettorali - si legge in uno dei decreti di perquisizione firmati dai pm - Tali somme hanno avuto quale presupposto la validazione del rendiconto 2010 sul quale vi è la prova della falsità». Per gli investigatori la gestione della tesoreria del Carroccio è stata quantomeno «opaca» fin dal 2004 e caratterizzata da una «gestione in nero, sia in entrata sia in uscita, di parte delle risorse del partito». Belsito avrebbe distratto soldi dei rimborsi elettorali «per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord. Si tratta di esborsi in contante o con assegni circolari o attraverso contratti simulati». Tutti elencati nel rapporto dei carabinieri del Noe: alberghi e vacanze ad Alassio per Bossi e famiglia, auto e rette scolastiche per i figli, elargizioni al Sindacato padano, aiuti a Renzo Bossi per la campagna elettorale alle regionali del 2010. Belsisto e la responsabile amministrativa Nadia Dagrada ne parlano al telefono, ignari di essere intercettati: «L’ultima macchina del Principe, 50.000 euro - si lamenta il tesoriere - e certo che ho la fattura!».
Nei confronti di Belsito la procura ipotizza il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, filone d’inchiesta che ora, a seguito della lettera di Fini, potrebbe registrare un’accelerazione rispetto a quello di appropriazione indebita aggravata a carico dello stesso Belsito, di Palo Scala e Stefano Bonet «con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram», azienda che si occupa di innovazione tecnologica. I supposti comportamenti illeciti di Belsito, in questo caso, riguarderebbero il periodo in cui era sottosegretario alla semplificazione nel governo Berlusconi. In virtù delle sue relazioni politiche ampie, sia come sottosegretario che come tesoriere della Lega, avrebbe procacciato contratti alla Siram, grossa società con sede a Milano del settore delle energie rinnovabili e dei servizi ambientali. Ma c’è un’area dell’inchiesta ancora in ombra sulla quale adesso si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti: i conti del Sinpa della Mauro, che secondo i magistrati sarebbe stato foraggiato con soldi dirottati dai bilanci della Lega. A breve sarà depositata la perizia che ricostruisce tutti i movimenti bancari del sindacato.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it