PESCARA Entra nel vivo il dibattito sul riordino delle Province. Questa mattina il Consiglio delle autonomie locali tornerà a riunirsi a Palazzo dell'Emiciclo. A partire dalle 10.30, sfileranno i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, imprenditoriali, professionali e sociali, e i vertici delle università abruzzesi. Forniranno il proprio contributo all'elaborazione di una proposta per la riorganizzazione amministrativa del territorio, che entro il 2 ottobre dovrà essere sui tavoli della Regione. Finora sono quattro le ipotesi presentate al Cal. Tra queste non figura l'opzione più in linea con i parametri fissati dal decreto del Governo, ovvero l'accorpamento tra Pescara e Chieti su un versante, e tra L'Aquila e Teramo sull'altro. «Ognuno tende a difendere le prerogative della propria città - premette il consigliere regionale Emilio Nasuti - ma la verità è che le norme sulla spending review concedono solo una possibilità all’Abruzzo, ovvero il mantenimento di una Provincia Chieti-Pescara e di un'altra Provincia L’Aquila-Teramo». Secondo il consigliere iscritto al Gruppo Misto, «per raggiungere altri risultati bisognerebbe ricorrere alla procedura ordinaria, molto più lunga e tortuosa, ma non riesco a comprendere quali benefici ne deriverebbero per i cittadini». Un bagno di realismo che spinge Nasuti a rilanciare un suo vecchio pallino: la costituzione di un Comune unico, che comprenda Chieti, Pescara, Francavilla al Mare, Montesilvano, Spoltore e San Giovanni Teatino. «La creazione di un'unica grande città porterebbe enormi benefici in termini di capacità di attrarre investimenti e risorse - rimarca Nasuti - e del resto si tratta di una città che già esiste da trenta anni, ma che non è mai stata istituzionalizzata». Un ampio agglomerato urbano, che risolverebbe la diatriba tra Chieti e Pescara, diventando il capoluogo della nuova provincia. Qualcuno teme l'insorgere di uno squilibrio, a discapito delle altre aree del territorio. «C’è rimasto ben poco da depotenziare - sorride amaro Nasuti - e credo che, al contrario, sarebbe un’occasione per riequilibrare le diverse zone e garantire pari opportunità; ad esempio sulla giustizia, visto che a quel punto un tribunale potrebbe restare a Lanciano, magari come sezione distaccata». Un'ipotesi suggestiva, che però dovrà fare i conti con la guerra di posizione in atto tra i vari territori. Tra le proposte giunte finora al Cal, solo quella per l'istituzione della provincia unica Pescara-Chieti-Teramo è in linea con lo spirito della legge, il cui fine ultimo è la riduzione degli sprechi. Tutte le altre mirano, per quanto possibile, alla conservazione dello status quo: una chiede semplicemente che Chieti non sia coinvolta nel processo di riordino; un'altra propone che l'Abruzzo conservi tre province, grazie alla fusione di Pescara e Teramo; e una terza suggerisce l'istituzione di Pescara Città metropolitana, che annettendo Francavilla e cedendo Penne al comprensorio teramano, consentirebbe la sopravvivenza delle province dell'Aquila, Chieti e Teramo. Un'ipotesi, quest'ultima, che piace al senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano: «Partendo dall'assunto che le province di Chieti e dell'Aquila sono le uniche ad avere i requisiti di legge per restare tali, mi sembra la proposta più sensata, dal momento che né umilia né porta squilibri al territorio». Discutibile nel merito, irrealizzabile nella pratica. Per istituire una Città metropolitana, infatti, occorre un'apposita legge dello Stato, mentre l'annessione di nuovi Comuni non cambierebbe il destino della Provincia di Teramo, visto che il Governo terrà conto della situazione fotografata alla data del 20 luglio scorso. Ma Di Stefano ha già pronta l'alternativa: «Se non ci fosse altra soluzione, andrebbero lasciate inalterate L'Aquila e Chieti, dando vita a una terza Provincia attraverso l'accorpamento di Pescara con Teramo, sul modello di Pesaro-Urbino». La Camera di commercio di Chieti respinge l'ipotesi di accorpamento: la Giunta dell'ente ha espresso con forza la volontà di sostenere la conferma della Provincia. Il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, incarna la posizione del Pd teramano. C'è la consapevolezza che la provincia di Teramo è destinata a scomparire, e allora si punta a far saltare il banco. «Se l’obiettivo del Governo è l’abbattimento dei costi della politica - dice Monticelli - la vera soluzione è la soppressione di tutte le Province, attraverso la procedura di revisione costituzionale». Per questo il primo cittadino di Pineto fa appello alla Regione, «affinché ricorra alla Corte Costituzionale».