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Pescara, 26/03/2026
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Data: 12/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il pressing per la ricandidatura irrita Berlusconi, rientro rinviato

ROMA - Silvio Berlusconi deve aver pensato che otto giorni di fangoterapia nell’hotel Lion in the Sun di Malindi sono il miglior modo per prepararsi ad una seppur breve campagna elettorale nella quale avrà a che fare con ben altri fanghi. Secondo il Cavaliere - e l’amico Briatore che gli ha consigliato il resort dove si sta a dieta e ci si fa massaggiare - da ieri l’obiettivo degli otto chili in otto giorni potrebbe rimanere in parte sulla carta visto che la tranquillità necessaria per consegnarsi alla biontologia di Chenot viene costantemente rotta dal pressing romano. Malgrado i chilometri di distanza, continuano infatti ad arrivare sino in Kenia gli echi di coloro che continuano a chiedergli di staccare la spina al governo Monti o di non lasciare il professore a Casini, di ufficializzare la candidatura, di mollare le preferenze o di sposare questo o quel sistema elettorale. Persino consigli sull’opportunità di non partecipare alla festa di Atreju perché ad intervistarlo non sarebbero la Meloni o la Calabria, ma Marco Perissa lo stesso che qualche mese fa pensava di mobilitare i giovani del Pdl contro la visita della Merkel a Roma. Stravanganze di una fusione tra ex missini ed ex democristiani mai perfettamente riuscita, che ancor oggi si coglie nel pressing che proprio gli ex An esercitano sul Cavaliere affinché ufficializzi la candidatura a premier.
Eppure Berlusconi non ha nessuna intenzione di offrire ai suoi avversari, interni ed esterni, l’opportunità di ricompattarsi nel solito anti-berlusconismo. Meglio quindi aspettare e continuare a seguire la strategia dell’oblio puntando tra qualche mese a riemergere. Magari sull’onda di una nuova emergenza nazionale che richieda quella grande coalizione da più parti evocata.
Infatti nei giorni scorsi il Cavaliere, nello spiegare per l’ennesima volta i motivi della sua cautela, sosteneva che «per l’Italia il peggio deve ancora venire». Secondo il Cavaliere «hanno ammazzato i consumi» e in questo modo «siamo stati spinti in una spirale recessiva» dalla quale «verremo fuori chissà tra quanto». Il riferimento preoccupato dell’ex premier era diretto alle scelte maturate a Bruxelles, Francoforte e, soprattutto, a Berlino. La tregua sui mercati iniziata ad agosto prosegue, ma Berlusconi è convinto che «la guerra è destinata a riprendere» se, nel pieno o dopo, la campagna elettorale non diremo «sì» a nuove misure. In buona sostanza la tregua sarebbe strettamente legata all’opportunità di non dare troppo fiato alle forze antieuropeiste. A completare il quadro di una situazione politica instabile, provvederà da sola una legge elettorale e una situazione interna ai partiti che non dovrebbe permettere a nessuno di vincere in maniera netta e con una maggioranza in grado di sostenere le richieste che Francoforte farà nel momento della richiesta di aiuto al fondo anti-spread.
Nell’attesa che la situazione internazionale maturi, è ovvio che Berlusconi abbia dato mandato ai suoi di fare della trattativa sulla legge elettorale una tela di Penelope in modo da arrivare all’accordo solo a ridosso del voto e solo a ridosso delle urne ufficializzare la sua discesa in campo. Il fatto che recenti sondaggi diano il Pdl in ripresa e quotato intorno al 20% - malgrado il suo fondatore sia assente o passi il suo tempo tra diete e procure - la dice lunga sia sulle potenzialità del partito guidato da Alfano, sia sul diminuito valore aggiunto che hanno le sortite del suo fondatore, malgrado la sondaggista Ghisleri cominci a rilevare dai suoi focus l’ampliarsi della percentuale di coloro che pensano che «si stava meglio quando si stava peggio».
Berlusconi, che non si dà per spacciato e che pensa di avere buone opportunità di tornare al governo con il Pdl anche se non dovesse vincere, continuerà quindi ancora per un po’ a rimanere in disparte. Tanto a litigare, come ieri sosteneva Feltri sul Giornale, provvedono gli altri.

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