Le prove di dialogo sul sistema tedesco allarmano i democrat
ROMA Sistema proporzionale con sbarramento al 5%, mix tra preferenze (2/3) e liste bloccate corte (1/3), circoscrizioni più piccole delle attuali per la Camera e rispetto della base regionale per il Senato. Premio al primo partito, non superiore al 10-12%. Questa la proposta che il Pdl, riunitosi ieri in un lungo vertice, formalizzerà in commissione Affari costituzionali e poi in aula, al Senato. La novità è che non solo la Lega, dove Calderoli e Maroni vogliono le preferenze, ma pure l’Udc potrebbe starci. Queste le novità sulla riforma della legge elettorale, nonostante l’ennesimo nulla di fatto in sede di commissione Affari costituzionali.
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sente aria di ribaltone e si mette di traverso: «La nuova legge elettorale dovrà garantire la governabilità, altrimenti sarà uno tsunami per il Paese. Se mai qualcuno avesse in testa un sistema seccamente proporzionale dovrà vedersela con noi». Il leader dell’Udc, Casini, invita tutti alla calma: «Auspico un accordo forte tra le forze di maggioranza e che Pdl, Pd e Udc possano votare assieme un testo. Poi, però, bisogna che veniamo al sodo». L’invito dell’Udc, dunque, si miscela con quello del Pdl (e della Lega): andiamo in aula e vediamo. Il segretario, Lorenzo Cesa, ieri ha incontrato Maurizio Migliavacca (Pd) mentre Denis Verdini riuniva tutti i big pidellini (Alfano, Gasparri, La Russa, Quagliariello). Cesa non vuole vadano dispersi i tanti passi in avanti fatti in questi mesi ed ha cercato di rassicurare il Pd, cui chiede, però, «un atto di generosità e di responsabilità. Insomma, o si recuperano i fili dell’intesa estiva oppure, in ogni caso, è ora di votare. Il capogruppo Udc al Senato, Gianpiero D’Alia, lo dice in chiaro: «Se non c’è l’intesa si va in Parlamento, basta melina». L’obiettivo del Pdl (e, anche, dell’Udc) è quello di stanare il Pd: o si trova l’accordo in 16-48 ore su un sistema che prevede i collegi ma anche il premio al partito e non alla coalizione, o il Pdl forzerà in aula, forte del sostegno di Lega e Udc. Per il Pd replica Gianclaudio Bressa: «Un accordo Pdl-Udc sarebbe gravissimo per il governo».