PESCARA Prima i 34 operai della Icie di Loreto Aprutino, senza stipendio da otto mesi. Poi i 36 dipendenti della Italcables di Vallemare a Cepagatti, in mobilità da fine agosto. Infine i 23 lavoratori della società Provincia e ambiente, dall’ottobre 2009 in cassa integrazione a rotazione. Quasi cento persone, con altrettante famiglie alle spalle, da un giorno all’altro si sono ritrovate senza un’entrata mensile fissa. «Altro che Sardegna, altro che Alcoa. Il vero smantellamento è in atto qui in Abruzzo». Così Nicola Di Matteo, segretario regionale della Fiom, lancia l’allarme occupazionale durante il presidio di ieri mattina sotto la Provincia di Pescara. In prima linea molti dei lavoratori delle tre aziende in crisi. L’obiettivo è mantenersi uniti il più possibile, mettere in piedi iniziative comuni e farsi sentire dalle alte sfere, con la speranza di riuscire a strappare qualche garanzia per il futuro. «Il sistema Abruzzo non attrae nessuno», rimarca Di Matteo, «qui non ci sono infrastrutture e non c’è una classe politica adatta. Ma piuttosto evitano di convocarci». Il minimo comune denominatore dell’Italcables, della Icie di Loreto e di Provincia e ambiente è «la mancanza d’investimenti nonostante l’abbondanza delle commesse e la produttività del sito industriale», vanno ripetendo gli operai. Gli ultimi a subire la mobilità e la cessazione dell’attività sono gli impiegati della trafileria Italcables di Cepagatti, di proprietà di una holding portoghese. L’avviso è stato recapitato il 28 agosto: oltre alla chiusura della fabbrica che produce cavi d’acciaio per cemento armato precompresso, è stato stabilito di trasferire tutti i macchinari nel sito di Caivano, in provincia di Napoli. «E’ lo stesso percorso subìto dalla Bianchi Vending di Città Sant’Angelo», scuote la testa Luigi Marinucci, segretario provinciale della Fiom. Anomala, invece, la vicenda della Icie di Loreto Aprutino, finita con una denuncia all’ispettorato del lavoro e alla procura. Da gennaio scorso i lavoratori sono senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, nonostante gli incontri e le rassicurazioni delle istituzioni locali, regionali e nazionali. La famiglia molisana Pistilli, che ha rilevato il ramo d’azienda dalla multinazionale Abb nell’estate 2011, ha scelto la linea dura dopo gli scioperi. «Si era arrivati a un accordo ratificato dal Ministero», racconta Dario D’Amico, «e invece per una settimana hanno chiuso i cancelli e non ci hanno fatto entrare in azienda. Per altri dieci giorni invece ci hanno fatto stare otto ore in una stanzetta senza fare nulla. Infine hanno licenziato cinque persone, di cui tre rappresentanti della Fiom e due iscritti al sindacato». Il terzo caso, quello della partecipata Provincia e ambiente, vedrà a fine dicembre la scadenza della convenzione per l’unica attività di cui si occupano gli operai: la verifica degli impianti termici.