Gli operai delle industrie a rischio uniscono le forze
C'è chi ha saputo dall'oggi al domani che la fabbrica è a rischio-chiusura; chi invece da 8 mesi è senza stipendio; chi da 3 anni è in cassa integrazione e non sa che fine farà. Le tute blu di Italcables, Icie-ex Abb, Provincia e ambiente hanno unito le loro storie: sotto le bandiere Fiom Cgil sono rimasti in sit-in ieri mattina davanti il palazzo di Provincia e Prefettura. Nello stesso momento alle aree di risulta, si interrompeva la protesta individuale del 57enne disoccupato Remo Di Michele, rimasto per 24 ore su un traliccio della pubblica illuminazione: a convincerlo un lungo colloquio con il dirigente della Digos Leila Di Giulio, dietro l'impegno a tentare di trovare per lui un lavoro o un sussidio. Sono le prime avvisaglie dell'autunno caldo di Pescara. E chissà che non si arrivi a forme di protesta sul modello-Alcoa.
Le tute blu hanno cominciato ieri con un sit-in: le tre vertenze sotto la lente riguardano un centinaio di lavoratori. «Dalla Italcables abbiamo ricevuto il 28 agosto comunicazione di cessazione attività e di apertura delle procedure di mobilità per i 36 lavoratori - spiega Gino Marinucci, Fiom Pescara -. Un'operazione anomala: l'azienda ha commesse e il sito è redditizio». A Cepagatti dagli anni '90, dal 2005 è controllata da un fondo portoghese. L'orientamento sarebbe svuotare il sito abruzzese e concentrare la produzione a Napoli. «Napoli ha un porto che funziona, noi no: il nostro territorio va attrezzato di infrastrutture - tuona Nicola Di Matteo, Fiom Abruzzo -: la politica si dia da fare. Noi uniremo tutte le vertenze abruzzesi per avere più forza al Ministero: sta saltando il tessuto produttivo. E, se ce ne sarà bisogno, faremo iniziative eclatanti come in Sardegna. A fine mese sarà qui il segretario nazionale Landini». In sit-in anche i lavoratori Icie-ex Abb di Loreto: da gennaio i 34 lavoratori sono fuori dalla fabbrica. «Dopo lo sciopero, il 21 maggio avevamo deciso di rientrare, ma per 10 giorni i lavoratori non sono stati adibiti a nessuna mansione, poi per una settimana davanti i cancelli non ci hanno permesso di entrare - racconta Marinucci, che ha già fatto denuncia a Ispettorato del lavoro, Asl e Procura -: chiediamo l'intervento di Regione e Provincia; all'Abb l'appello è di riprendere in mano lo stabilimento e cederlo ad altri imprenditori».
Da ottobre 2009 sono invece in cassa integrazione 15 su 23 lavoratori di Provincia e ambiente, società partecipata per il 78% dalla Provincia che si occupa di verifica termica. «Da sei mesi stiamo chiedendo un incontro alla Provincia - racconta Pietro Di Zenobio -, perché si giunga al ripristino della pianta organica attraverso l'affidamento di progetti già pronti, come quello sulla cartellonistica e passi carrai. Autunno più caldo che mai anche negli altri settori. Lo dice Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil: «Secondo i dati Cresa del secondo trimestre 2012, Pescara ha perso il 3,6% di occupazione rispetto allo stesso periodo 2011, il trend peggiore in Abruzzo; ancora per i prossimi 6 mesi le imprese monitorate prevedono un -23,9%. Anche l'Istat ha certificato un aumento del tasso di disoccupazione in un anno del 3%, più che in altre regioni. Abbiamo un problema di crisi e di prospettive. Anche aziende storiche danno segni di cedimento, in tutti i settori. Nelle aziende tipografiche e grafiche di Pescara ad esempio nell'ultimo anno e mezzo sono state aperte mobilità per oltre 100 lavoratori».