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Pescara, 26/03/2026
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Data: 12/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Micron, il monito dei sindacati «Settecento posti sono a rischio»

AVEZZANO - «Dopo le 13 settimane di cassa integrazione alla Micron Technology Italia cosa succederà?». È la domanda che si è posto il sindacato durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri pomeriggio ad Avezzano. Alfredo Fegatelli (Fiom Cgil), Antonello Tangredi (Fim Cisl), Michele Paliani (Uilm Uil) hanno picchiato duro contro l’azienda e hanno chiaramente fatto capire che la Micron rischia di perdere circa 700 posti di lavoro. «Attualmente lo stabilimento di Avezzano dà lavoro - ha precisato Paliani - a 1624 persone, ma con gli attuali volumi e carichi di lavoro il 45% rischia di rimanere senza posto». È allarme sociale. «È molto di più dell’Alcoa - rimarca Tangredi - basta pensare che la Micron rappresenta il 10% del Pil regionale e il 33% della produzione della provincia e per questo è necessario coinvolgere le amministrazioni della Marsica, i partiti e le istituzioni in genere. Intanto il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, ha già chiesto un incontro con il Ministero allo Sviluppo Economico Corrado Passera per aprire un tavolo di crisi per questa azienda». La Micron nell’ultimo incontro con il sindacato ha chiesto la cassa integrazione per cinquecento dipendenti che dovrebbe iniziare il 24 settembre prossimo e concludersi alla fine dell’anno. Le organizzazioni sindacali però non hanno sottoscritto la richiesta per mancanza di un programma futuro. Tra l’altro i rappresentanti sindacali lamentano anche il fatto che l’azienda ha già individuato «le persone indesiderate- ha aggiunto Tangredi- che verranno mandate in cassa integrazione e questo è il motivo del nostro dissenso». Il rappresentante della Fiom Cgil, Alfredo Fegatelli, invece ha chiaramente chiesto che ci sia un coinvolgimento generale a tutti i livelli. «Alla Micron lavorano persone anche dell’Aquila e di Sulmona- ha precisato - e la vertenza va portata a livello regionale e nazionale». Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, secondo l’azienda, si è reso necessario per far fronte a una situazione di scarico produttivo legata alla contrazione delle vendite da parte del cliente Aptina, società con la quale non è attualmente in discussione il rapporto esclusivo di collaborazione e partnership.
Ma.Bian.

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