L’ufficialità arriverà oggi, salvo intoppi formali, ma la decisione è presa: Carlo Tosti, da 15 mesi amministratore delegato di Atac, lascia il suo incarico. A causare la scelta è l’insoddisfazione manifestata dal Campidoglio sull’andamento del trasporto pubblico della Capitale negli ultimi mesi, in particolare il caotico avvio della linea B1 della metropolitana. Il sindaco Alemanno era già orientato per un cambio al vertice in via Prenestina - che sarebbe stato formalizzato nel consiglio di amministrazione del 25 settembre - ma l’ingegner Tosti, manager di lungo corso, avrebbe deciso di anticipare i tempi.
La svolta era nell’aria già da ieri pomeriggio, quando il sindaco e l’amministratore delegato hanno avuto un breve ma franco colloquio a Palazzo Senatorio: Alemanno ha comunque confermato l’apprezzamento per il lavoro di risanamento messo in campo da Tosti, spiegando di volersi confrontare con lui sulle future scelte aziendali. Ma la decisione è stata presa. Per l’atto formale dell’ad sarebbe quindi questione di ore: potrebbe essere comunicato già nella riunione del cda prevista per questa mattina alle 11. Ma l’appuntamento potrebbe essere fatto slittare di qualche giorno, per poter presentare già il nuovo manager chiamato al capezzale di un’azienda in profondo rosso, che aveva cominciato da poco un difficile percorso di risanamento.
Al vertice dell’Atac arriverà Albino Ruberti, attuale amministratore delegato di Zetema. Ruberti era già da qualche giorno inserito nel novero dei papabili alla successione di Tosti. Insieme a Enrico Sciarra, attuale ad dell’Agenzia per la mobilità, vicino al coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso e al deputato Francesco Aracri. Sciarra avrebbe però declinato l’invito, preferendo mantenere l’attuale incarico. Un’altra soluzione ipotizzata, questa volta interna all’azienda, era quella di Pietro Spirito, esperto del settore ma considerato troppo vicino al centrosinistra. Ruberti, con un profilo sufficientemente sganciato dalle appartenenze politiche, ha invece offerto la sua disponibilità a ricoprire questo difficile ruolo, lasciando un’azienda che peraltro è a forte rischio di taglio con le nuove norme della spending review: sarebbe il quarto manager ad alternarsi al vertice dell’azienda durante l’amministrazione Alemanno, dopo Adalberto Bertucci, Maurizo Basile e lo stesso Tosti.
Critiche per il nuovo cambio al vertice arrivano, però, dall’opposizione capitolina: «A soli sei mesi dal voto il sindaco cambia per la quarta volta l’amministratore delegato di Atac e l’azienda rischia il fallimento - tuona Alessandro Onorato, capogruppo Udc - per evitarlo ormai, con il bilancio chiuso ogni anno con oltre 150 milioni di euro di debito, serve un miracolo». Secondo Onorato, «la giunta Alemanno per quattro anni non ha fatto altro che lasciar sprofondare l’azienda tra scandali, appalti poco trasparenti, consulenti superpagati, fuoribusta da capogiro e manager da oltre duecentomila euro l’anno: ora, se non vuole avere sulla coscienza il fallimento della più grande azienda europea di trasporto pubblico, farebbe meglio a favorire un accordo alla luce del sole tra maggioranza e opposizione, con la fondamentale partecipazione delle forze sindacali, sul piano industriale, sul contratto di servizio, sulla riduzione dei costi, sul piano di risanamento e sulla dismissione del patrimonio dell’azienda per coprire i debiti clamorosi contratti con le banche, che altrimenti rischierebbero di ricadere sulle tasche dei cittadini romani». Il «quarto cambio di amministratore delegato all’Atac sarebbe un’assurdità», incalza infine Umberto Marroni, capogruppo Pd.
Il presidente Carbonetti in bilico
ridotti i poteri al dg Cassano
Il cambio al vertice di Atac innesca inevitabilmente un nuovo assestamento a tutti i livelli dell’azienda di via Prenestina. Per ora l’unico cambio certo è quello al vertice, dove Albino Ruberti sostituirà Carlo Tosti. Dovrebbe restare al suo posto il presidente Francesco Carbonetti, anche se i rumors parlano di una sua possibile uscita di scena volontaria per la fine dell’anno. Vittima dell’insoddisfazione del Campidoglio per le ultime peripezie del trasporto pubblico romano dovrebbe essere, invece, il direttore generale Antonio Cassano. Non è a rischio il suo ruolo, in realtà, ma le deleghe di Cassano rischiano di essere sfoltite, con un possibile depotenziamento del dirigente.
Successivamente il nuovo management passerà a una riorganizzazione interna, almeno per alcuni incarichi dirigenziali: sono una ventina i ruoli apicali dell’azienda, tra gli 82 dirigenti attualmente presenti nell’organico dell’Atac. Potrebbero ampliarsi le competenze di Cynthia Orlandi, attuale direttore del marketing, considerata vicina alla governatrice Renata Polverini. Orlandi potrebbe occuparsi anche della comunicazione, attualmente curata da Carlo Parmeggiani, già responsabile delle relazioni esterne di Trenitalia e Aeroporti di Roma, che verrebbe così messo «a disposizione» dell’azienda. Potrebbero tornare in auge, tra gli altri, anche Gianluca Ponzio, ex capo dell’organizzazione di Met.Ro., e Angelo Cursi, già responsabile degli acquisti dell’azienda. Il deficitario avvio della linea B1 della metropolitana potrebbe invece mettere in difficoltà i dirigenti che attualmente si occupano di questo ramo, da Gianni Nicastro ad Alberto Vinci.