L’indagine sulla cosiddetta Parentopoli in Atac è formalmente terminata, dopo che ieri il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha firmato il decreto che avvisa gli indagati che tutti gli atti dell’accusa sono a loro disposizione. Il prossimo passo del pubblico ministero Francesco Dall’Olio, titolare del fascicolom, sarà la richiesta di rinvio a giudizio per le persone sotto inchiesta, che almeno formalmente son otto, accusate a vario titolo per la sfilza di assunzioni preferenziali all’interno della municipalizzata romana che gestisce il trasporto pubblico. Ma per alcuni di loro, nei prossimi giorni potrebbe arrivare una richiesta di archiviazione. A inchiesta conclusa, la posizione definita dalla procura «la più marginale» è quella di Marco Visconti, assessore all’Ambiente della giunta Alemanno, accusato di aver favorito l’assunzione della moglie, Barbara Pesimena, che con un diploma da ragioniera si era aggiudicata il ruolo capo della Gestione eventi sanitari.
Nell’elenco di indagati è spuntato anche il nome di Mario Marinelli, attualmente dirigente del personale, con incarichi nella gestione degli stipendi. Il sospetto è che abbia curato molte delle assunzioni contestate dai magistrati, in particolare quelle precedenti al 2010. Gli altri personaggi finiti nel mirino degli inquirenti sono l’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci, il dirigente dei servizi informatici Luca Masciola, il direttore del personale di Atac ed ex di Me.tro Riccardo Di Luzio, il dirigente Vincenzo Tosques, che è anche capo delle risorse umane di Me.tro, l’ex dirigente Antonio Marzia, e Tullio Tulli, ex direttore generale di Trambus Spa.
Partita nel 2010 con centinaia di assunzioni sospette da controllare, 854 in tutto, l’indagine Parentopoli si chiude con circa quarantuno casi accertati di persone che negli ultimi anni hanno trovato lavoro per chiamata diretta tra le fila della municipalizzata della Capitale. Il tutto in piena violazione della legge Brunetta. Tra i casi che due anni fa fecero più scalpore, c’è quello di Giulia Pellegrino, giovane cubista assunta come segretaria del direttore Marco Coletti, che dopo l’avvio dell’indagine è stata «declassata» in amministrazione. Ma anche quello dell’assunzione facilitata del figlio dell’ex capo scorta del sindaco Gianni Alemanno.