L'AQUILA- Forse una soluzione è alle viste. Lo dice il presidente del Cal Antonio Del Corvo, al termine della lunga riunione di ieri mattina che sul riassetto territoriale della regione, ha visto il confronto tra quattordici sigle istituzionali, tra cui i sindacati, le associazioni, i rappresentanti di numerose categorie, le università. «Ci si sta orientando- spiega- verso una suddivisione in due del territorio regionale: da una parte L'Aquila con Teramo e dall'altra Chieti con Pescara. L'altra proposta di due province: Teramo -Pescara - Chieti e L'Aquila da sola, è sembrata troppo squilibrata dal punto di vista territoriale ed economico. E poi non la vogliono i sindacati. C'è Chieti i cui rappresentanti continuano a dire che vogliono restare da soli perché hanno i requisiti previsti dalla legge sulla spending review, ma penso che alla fine riusciremo a trovare la quadra. Ritengo sarebbe una sconfitta per il territorio non dare una risposta compiuta al governo entro la data stabilita».
Cauto ottimismo, insomma, condiviso da Mauro Angelucci, presidente di Confindustria Abruzzo. «Il nostro giudizio- afferma- è positivo perché questa della riduzione delle Province è una vera riforma. Ci aspettiamo adesso che la politica sappia cogliere il momento per dare una nuova strategia alla nostra regione, specie al mondo che produce, oggi in grave difficoltà».
Tra i sindacati molto netta la posizione della Uil che si è pronunciata contro la ripartizione che vedrebbe L'Aquila da una parte e Pescara-Chieti-Teramo dall'altra, posizione condivisa dall'Ugl e dalla Cgil sia pure con qualche distinguo, mentre più generiche sono sembrate le tesi dalla Cisl. «Siamo del tutto avversi all'unione dei territori provinciali di Chieti, Pescara e Teramo - ha detto Roberto Campo segretario regionale dell'Uil- Ne deriverebbe uno squilibrio economico e demografico incredibile della fascia costiera rispetto alle zone interne a tutto danno dell'Aquila e senza una visione compiuta dell'Abruzzo come Regione».
Posizione condivisa dalla Cgil, anche se con valutazioni diverse: «Diciamo subito su che cosa non siamo d'accordo- ha detto il segretario Gianni Di Cesare- Non lo siamo su un Abruzzo in due, con L'Aquila per conto proprio. Sarebbe molto dannoso. Una provincia con 300.000 abitanti e l'altra con un milione di persone è una sproporzione, e questo non deve accadere. Detto questo, devo aggiungere che, come al solito, arriviamo in ritardo. Vedo una polemica soltanto politica, mentre si dovrebbe ragionare sui fatti, su come migliorare davvero l'assetto territoriale della regione». E' lo stesso ragionamento che fa Piero Peretti, Ugl, che non risparmia i politici aquilani. «Mantengono un profilo basso, dovrebbero uscire di più allo scoperto e dire con chiarezza che la divisione in due province, con L'Aquila da sola, danneggerebbe enormemente il capoluogo».
Ugl e Uil vedono due territori provinciali equilibrati: L'Aquila-Teramo da una parte e Chieti-Pescara dall'altra. La Cisl sposa la proposta di Pescara città metropolitana, ma non spiega nei particolari il riassetto del territorio. «La regione- dice il segretario regionale Maurizio Spina- potrebbe andare oltre e optare per una scelta coraggiosa, proponendo il superamento in Abruzzo del livello provinciale e affidando alle città capoluogo di area vasta i compiti attualmente svolti dalle Province. Mentre la presenza dello Stato nella Regione potrebbe riorganizzarsi attraverso il riordino e la concentrazione di funzioni e servizi, garantendo una stabile e capillare presenza sul territorio».
Infine la Confederazione regionale artigiana completamente fuori dal coro: «Noi- dice Italo Lupo- siamo per una soluzione drastica. Via tutte e quattro le Province, con la ridistribuzione delle competenze ai Comuni». Nella prossima seduta prevista per mercoledì 19 settembre, saranno ascoltati i sindaci di tutti i comuni abruzzesi, dai 10.000 abitanti in su.
Febbo e Di Lorenzo non mollano
«L’ente teatino resti autonomo»
CHIETI - Se il Cal vira verso una configurazione precisa per il riordino delle Province (con la proposta di Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo), non mancano le voci fuori dal coro a Chieti che insistono per tenere l’ente teatino staccato, visto che possiede già i numeri stando a quanto previsto dal decreto sulla spending review. Tra i primi a insistere la Camera di Commercio che proprio qualche giorno fa «ha espresso con forza la volontà di sostenere la conferma della Provincia di Chieti. «Questo non solo perché Chieti rispetta i requisiti di legge - spiegano dall’ente camerale - dimensione territoriale e popolazione residente, ma anche perché i dati economici dimostrano, senza ombra di dubbio, la posizione di rilievo occupata nel panorama regionale, in termini di consistenza del tessuto imprenditoriale, di volume di vendite all’estero e di ricchezza prodotta».
La posizione assunta dall’Ente è stata ribadita anche nel corso della riunione di una settimana fa tenutasi in Provincia e che ha visto il presidente Silvio Di Lorenzo quale primo firmatario del documento presentato congiuntamente da associazioni di categoria, ordini professionali e organizzazioni sindacali (dal quale si è però sfilata Confindustria) e con il quale si è dato mandato ai rappresentanti della Provincia di Chieti all’interno del CAL di proporre la conferma dell’attuale status di provincia.
Tra coloro che insistono su questa linea anche l’assessore regionale alle Politiche Agricole Febbo. «Il segretario regionale del Pd pensa a due province accorpando L’Aquila con Teramo e Chieti con Pescara? Una idea di rimodulazione che si allontana significativamente da quella espressa dal senatore Giovanni Legnini durante il consiglio comunale straordinario chiesto e voluto dal PdL per discutere e votare un ordine del giorno condiviso dove si ribadiva la funzionalità di Chieti capoluogo senza essere accorpata alle altre Province. Mi chiedo, quindi, se l’idea di Paolucci corrisponde ad una posizione personale o si continua ad applicare, da parte del Partito Democratico, il metodo di tenere il piede in due staffe creando confusione e sfiducia dei cittadini con ulteriore allontanamento dalla politica». Febbo per questo resta dell’idea con tre province «dove Chieti - spiega Febbo - mantiene il proprio territorio e la titolarità di capoluogo visto che possiede alla lettera tutti i requisiti inseriti nel decreto della spending review. Ribadisco fermamente che il riordino non è, purtroppo, una semplice revisione dei confini delle circoscrizioni provinciali ma un vero e proprio riordino della pubblica amministrazione».