ROMA - Dopo giorni di frenate, giorni in cui ha definito «un episodio» il governo tecnico e ha più volte detto che il suo mandato «finisce con le elezioni del 2013», Mario Monti cambia tono. Apre uno spiraglio per il suo bis a palazzo Chigi. Dice di non avere ancora deciso sul suo futuro politico, sostiene di essere «preoccupato» che gli sforzi e i risultati ottenuti dal suo governo possano essere vanificati, afferma che «ci vorranno anni per completare il processo di riforme». «Ci sarà un ruolo per lui anche in futuro», chiarisce a Otto e mezzo Pier Luigi Bersani. Per portare a termine il Monti-job. Un lavoro - e questo è un altro segnale - che, dice lo stesso premier, «sarebbe ancora più difficile da svolgere se fossimo un normale governo politico». Parole pronunciare in un’intervista al Washington Post, giornale molto seguito alla Casa Bianca dove risiede uno dei maggiori sponsor del professore: Barack Obama.
La metamorfosi avviene nel giorno in cui la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe dà il via libera al nuovo fondo salva-Stati, l’Esm, decisione di cui a sera il professore ha discusso a cena al Quirinale con il capo dello Stato (presenti anche le due firts lady) in un colloquio a tutto campo. Di buon mattino Monti riceve il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) Pasca Lamy, e in conferenza stampa festeggia «l’ottima notizia». Non mostrando preoccupazione per la limitazione a 190 miliardi del contributo della Germania all’Esm: «Non mi sembra sorprendente, e non credo che ciò possa frenare il processo di stabilizzazione dei mercati, che sia richiesto un voto del Parlamento per aumentare il contributo». «E’ invece competenza della Corte di giustizia europea» e non della Corte costituzionale tedesca, «valutare se la Banca centrale europea è andata o meno al di là del suo mandato». Un’altra difesa di Mario Draghi, il presidente della Bce.
Poi, nel pomeriggio escono gli stralci dell’intervista rilasciata sabato al Washington Post. E avviene la metamorfosi. Con colpi di acceleratore e di freno. «Certo che sono preoccupato» che possano essere vanificati i risultati ottenuti dal governo, dice Monti. «Ma ho la speranza che ciò non avverrà perché i politici hanno avuto il tempo di riflettere e stanno lavorando per il loro rinnovamento». Comunque «anche l’Italia, come altri Paesi, sta lavorando sotto i vincoli europei che limitano il grado di politiche creative che un nuovo governo o Parlamento potrà introdurre».
Come se non bastasse a far drizzare i capelli a Pier Luigi Bersani convinto di sbarcare dopo le elezioni a palazzo Chigi, per la prima volta Monti si mostra aperturista sul bis. Con queste parole: «Non ho ancora riflettuto del tutto» sulla possibilità di rimanere alla guida del governo. «Sono stato talmente impegnato a governare il Paese in questi difficili mesi» da non aver potuto riflettere su una tale ipotesi e su quale risposta dare a una richiesta del genere. «Il futuro politico sul quale sono concentrato finisce nella primavera del prossimo anno con le elezioni». E svela, il professore, la ragione di tanta prudenza: «E’ importante per me e i miei ministri distanziarci da qualsiasi speculazione sul futuro perché la gente capirà» meglio «che i sacrifici» chiesti per evitare il default, «sono necessari e avrà la speranza che ciò consentirà all’Italia di mettersi su un cammino nuovo, più solido e produttivo». Ancora: «Abbiamo realizzato la riforma delle pensioni e quella del lavoro, ma sbaglieremmo se pensassimo che il cammino è terminato». Segue dribbling sull’altra ipotesi. Quella di essere eletto capo dello Stato: «Oggi al Quirinale c’è la persona più adatta. Ed è una grande fortuna per il nostro Paese poter contare sullo straordinario contributo di saggezza ed esperienza del presidente Napolitano».