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Data: 14/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'attacco allo Statuto dei lavoratori - Monti: lo Statuto dei lavoratori ha frenato l’occupazione. L’ira della Cgil: non ha idee. Alfano: la pensiamo come lui

ROMA - Ha scatenato un putiferio. Proprio come quando pronunciò la ormai famosa frase sulla monotonia del posto fisso. Anzi forse di più, perché se in quel caso si parlava di un atteggiamento mentale, stavolta il premier ha criticato quello che viene considerata una delle maggiori conquiste del mondo operaio dopo l’autunno caldo del ’69: lo Statuto dei lavoratori. «L’intento era nobile» sottolinea Mario Monti. Ma i risultati sull’occupazione sono stati deleteri. «Certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori ispirate dall’intento molto nobile di proteggere la parte più debole, il lavoratore, hanno determinato insufficiente creazione di posti di lavoro» dice il premier in mattinata durante un collegamento in videoconferenza a un convegno dell’università Roma Tre.
In un attimo è un diluvio di polemiche. Da parte del sindacato e da parte dei partiti, compreso il Pd. E a poco serve la precisazione successiva di Palazzo Chigi: la frase non è legata «all’attualità politica»; era solo un esempio di quella che Monti chiama «scarto tra etica delle intenzioni ed etica della responsabilità»; il premier ha ripreso i contenuti di un suo precedente testo datato 24 aprile ’85 che analizzava i motivi frenanti la domanda di lavoro delle imprese. Persino il ministro del Welfare, Elsa Fornero, si ritrova spiazzata dalle dichiarazioni del premier, tanto che si vede costretta ad assicurare: «Adesso non sono previste» modifiche allo Statuto. Quelle già introdotte, anche all’articolo 18 con la riforma del lavoro, sono «una buona premessa per fare più occupazione».
La prima a partire all’attacco è la leader Cgil, Susanna Camusso: «Sono dichiarazioni che rappresentano il peggiore liberismo. Siccome non c’è un’idea su nulla non vorrei che si reinventassero una logica contro i lavoratori». Ma è tutto il sindacato a non gradire. Raffaele Bonanni, che nei giorni scorsi non ha esitato a dare - per ora unico tra i leader sindacali - la sua piena disponibilità all’appello di Monti ad un patto sulla produttività, si affida al numero uno dei metalmeccanici Cisl, Giuseppe Farina: «Monti sbaglia. Sono dichiarazioni che potranno solo dare alimento a chi è interessato a dispute e contrapposizioni ideologiche ed elettorali». Categorica la Uil, che fa parlare il segretario confederale Guglielmo Loy: «Non ci appassiona per nulla il dibattito sull’articolo 18, di cui abbiamo già discusso nei mesi scorsi, né sullo Statuto, di cui forse avremmo potuto discutere a suo tempo. Noi vorremmo parlare di crescita dei salari e dell’economia, di rilancio dell’occupazione e di riduzione della tassazione».
Tacciono, invece, gli industriali. La loro posizione contro le rigidità dello Statuto, però, è antica e nota. Antonio D’Amato da presidente di Confindustria, sull’argomento sfidò l’allora segretario Cgil, Sergio Cofferati, che a sua volta portò un milione di persone in piazza. Nel frattempo fu ucciso il giuslavorista Marco Biagi e governo e industriali persero la sfida. Ma a viale dell’Astronomia, pur attenuando i toni, l’argomento non è mai stato abbandonato del tutto. Ieri l’attuale numero uno, Giorgio Squinzi, comunque non ha commentato.
Critiche a profusione arrivano dal mondo politico. Al quale, tra le altre cose, ieri Monti ha mandato anche un chiaro messaggio: «Non ho mai aspirato al ruolo di tecnico d’area». Solo nel Pdl condividono le parole del premier. «Monti dice cose giuste sullo Statuto dei lavoratori. Noi abbiamo le stesse idee» scrive il segretario del Pdl, Angelino Alfano, su twitter. E d’altra parte già nel 2010 l’allora ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, tentò di cambiare lo Statuto, ma fu bloccato dalla resistenza sindacale. Sparano a zero Lega, Idv, Sel, Rifondazione Comunista e i Verdi. Ma la bocciatura netta arriva anche dal Pd. Il presidente del partito, Rosi Bindi, ricorda che lo Statuto «è una grande conquista di civiltà». E invita a «concentrare ogni sforzo e ogni risorsa nella creazione di posti di lavoro». Secco Massimo D’Alema: la frase di Monti sullo Statuto «è palesemente sbagliata». Anche perché «la riforma si è fatta. L’ha fatta lui, che polemica apre?». D’Alema conclude: «Nessuno è infallibile e chi fa politica è esposto ad errori». Anche Cofferati da Bruxelles esprime «profonda tristezza» e l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, commenta così le parole di Monti: «Non le condivido. Mala tempora».

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