Urgente affrontare le debolezze del nostro sistema produttivo
Nel secondo trimestre del 2012 gli occupati nella regione sono diminuiti di duemila unità mentre sono aumentati da 43mila a 62 mila gli abruzzesi in cerca di lavoro. "Ma il lavoro in Abruzzo dov'è?" E' il tema del Forum in programma lunedì 17 alle ore 17 nella sala Zatterin della sede del Centro in via Tiburtina 91 a Pescara. Nel discuteranno con il direttore Mauro Tedeschini, l'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione Paolo Gatti; Alessandro Borgialli,responsabile nazionale Politiche attive di Adecco e referente per lo stesso settore di Assolavoro, l'associazione nazionale delle agenzie per il lavoro; Sonia Di Naccio responsabile area lavoro della Confesercenti Abruzzo. Il Forum è aperto al pubblico. Al centro del dibattito la difficile situazione occupazionale delle regione. Il Forum è aperto al pubblico.
di Antonio De Frenza wPESCARA «L’economia abruzzese è uscita già indebolita dagli anni Novanta, ha poi subìto l’esplodere della prima crisi finanziaria nel 2009 e quella più recente del debito sovrano. Nella prima crisi il Pil è calato del 7%, nella seconda l’ipotesi è di un -2,5%. Ora il rischio reale è che questa crisi possa perdurare e indebolire i fondamentali della nostra economia, come dimostra l’andamento di due indicatori come export e occupazione». L’economista Giuseppe Mauro legge con preoccupazione gli ultimi dati Istat e sostanzialmente concorda con chi, Mario Monti in testa, dice che per ridare slancio all’economia dobbiamo anche rassegnarci a lavorare di più. «Certo, bisogna puntare più su un aumento delle ore che dell’occupazione, perché l’aumento dell’occupazione è un fatto indotto, non ex ante». E dove trovare nuovo lavoro? «Se teniamo conto che nella Pubblica amministrazione difficilmente l’occupazione potrà crescere, bisognerà fare uno sforzo per trovare nuovi impieghi per i beni comuni: valorizzazione dell’ambiente, risparmio energetico, gestione rifiuti, tutti settori che producono alta intensità di lavoro». Torniamo ai due indicatori che la preoccupano, export e occupazione. «L’export nel 2012 diminuisce del 5% mentre nel 2011 l’Abruzzo era stata la terza regione d'Italia per crescita». I motivi? «Il rallentamento è essenzialmente nella provincia di Chieti perché colpisce alcuni significativi pilastri come i mezzi trasporto e l’abbigliamento». L’occupazione però tiene. « E’ vero che manteniamo il livello precedente, grazie alla cassa integrazione e a importanti iniziative dell’assessorato regionale al lavoro. Ma la cosa più importante è l’innalzamento progressivo delle persone in cerca di occupazione: erano 27mila due anni fa, sono arrivate a 62 mila, con un +44% rispetto all’anno precedente. Abbiamo quindi un tasso di disoccupazione dell’11% contro il 7,9 del 2011. Indubbiamente il dato è gonfiato dal fatto che nuove figure che prima non ritenevano opportuno entrare nel mercato del lavoro vi si affacciano per rispondere alla caduta del potere d’acquisto della famiglia». Che cosa ci dicono queste cifre? «Siamo sempre più di fronte a un mercato del lavoro diviso tra inclusi ed esclusi. E questi ultimi pur premendo sul mercato non riescono a entrare». Perché? «Ci sono fattori nazionali e internazionali: le difficoltà ad arginare la crisi, la scarsa attenzione sui temi della crescita, una limitata attenzione ai grandi mutamenti dello scenario economico. Ci sono poi motivi strutturali come il basso livello di produttività, dovuto alla limitatissima presenza di grandi imprese endogene e per converso una presenza elevatissima di piccole e piccolissime imprese fragili e sottocapitalizzate che soffrono ogni volta che la domanda interna volge verso il basso. In questo caso la bassa produttività scaturisce dalla incapacità di fare massa critica». Di conseguenza occorrerebbe almeno lavorare di più. «E’ così, se vogliamo rendere più competitivo il territorio. Altro aspetto riguarda le componenti esterne alle imprese, come le procedure amministrative o la pressione fiscale. Ma nella sostanza il tema della produttività e della globalizzazione hanno messo in seria discussione il precedente modello di sviluppo dell’industria abruzzese». Che fare allora? «Occorre puntare su paradigmi diversi, ponendoci alcuni interrogativi: come sta cambiando il tessuto produttivo in termini di struttura e dimensione delle aziende? In che modo la finanza è in grado di accompagnare e spingere le imprese nel percorso della crescita? Quali priorità deve adottare il sistema pubblico e con quali risorse? Quali le debolezze da affrontare?» Rispondiamo almeno a ques’ultima domanda. «Le debolezze sono: frammentazione del sistema produttivo, scarsa innovazione, limitata attenzione al capitale umano, fattori istituzionali».