L'AQUILA - Far dimagrire il bilancio del Consiglio regionale con la riorganizzazione dei servizi e il taglio delle «posizioni dirigenziali». Al di là del gergo tecnico, significa più semplicemente meno dirigenti, stesso numero di funzionari e abbattimento della spesa nell'ottica della spending review, ma non solo. Perché il problema è anche quello di adeguarsi alla riforma amministrativa della Regione firmata dall'assessore Federica Carpineta e considerata ormai in dirittura d'arrivo.
La proposta di riassetto dei servizi del Consiglio regionale è stata fatta ai sindacati nel corso di una riunione, ieri, a Palazzo dell'Emiciclo tra il presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano e i rappresentanti di Cgil e Uil. Pagano ha detto che non gli piace imbracciare la scure, ma che bisogna fare in fretta perché la spesa attuale sta diventando insostenibile e grava ogni giorno di più sui contribuenti «che aspettano il taglio delle tasse». Oltre tutto, ha aggiunto che molte spese gli sembrano immotivate, per prime quelle per mantenere i monogruppi in consiglio, che nascono spesso come costola di un gruppo preesistente, dunque per pura convenienza. La proposta ha lasciato perplessi i sindacati. «Mi sembrano misure piuttosto draconiane- ha detto Fabio Frullo della Uil Funzione pubblica- anche se il riassetto della tecnostruttura del Consiglio regionale mi pare inevitabile. Torneremo a incontrarci per valutare meglio la proposta che ci è stata fatta e valutarla nel merito».
Il piano di riassetto prevede cinque dirigenti in meno. Si passa dai 13 attuali a otto, massimo nove; resta lo stesso il numero dei funzionari, pure se non è escluso anche qui un taglio sia pure di poche unità; infine servizi accorpati e più snelli. Così, i servizi cosiddetti assembleari dovranno fondersi col servizio legislativo, mentre quello per gli affari finanziari formerà un tutt'uno col servizio per il personale.
La riforma avverrà nel tempo, i dirigenti, infatti, non saranno sostituiti all'atto della scadenza della nomina o al momento di andare in pensione. A regime, la riorganizzazione della «tecnostruttura» del Consiglio dovrebbe portare un risparmio di circa il 35 per cento sulla spesa attuale che è di 29 milioni e 900.000 euro l'anno. Ossia meno uscite per oltre dieci milioni. Certo, sarebbe un bel colpo nell'ottica della spending review, ma che cosa diranno alla fine i sindacati? E gli stessi dirigenti accetteranno i tagli senza reagire?
«Il problema- dice Paolo Costanzi- direttore amministrativo del Consiglio regionale- sarà attuare una riforma condivisa, dalle parti sociali prima di tutto. Condivisa e indolore, perché sui risparmi siamo tutti d'accordo. Oggi è diventato impossibile continuare a fare certe spese perché pesano sempre di più sulle spalle dei cittadini, noi abbiamo avviato da tempo il percorso di risanamento, non potevamo fare diversamente». Costanzi ricorda che dal 2009 la spesa per la gestione del Consiglio è passata da 33,4 a 29,9 milioni, con un risparmio di quattro milioni in tre anni. «Non è poco - aggiunge - ma l'obiettivo è risparmiare altri due milioni entro la fine della legislatura. E' possibile centrarlo, perché ho visto che dimagrire è possibile mantenendo servizi adeguati. Ci sono ancora spese inutili che un po' alla volta possono essere eliminate».