L’accordo tra Provincia e Rfi per frenare lo spopolamento dei paesi minori e montani
Nelle piccole stazioni del Pescarese i treni continuano a passare, ma trovano il deserto perché gli edifici un tempo adibiti a magazzini e ad abitazioni per i capistazione le loro famiglie sono rimaste vuote, disabitate. Ora, con l'accordo tra la Provincia e le Ferrovie dello Stato-Rfi, tre scali torneranno a nuova vita con attività di aggregazione e di pubblica utilità. In tutta la provincia sono solo tre le stazioni che hanno locali dismessi: si tratta di Torre de' Passeri, Castiglione a Casauria-Tocco da Casauria e Popoli. Il protocollo d'intesa firmato ieri contempla la cessione in comodato d'uso, da parte di Rete ferroviaria italiana, degli spazi disponibili nelle stazioni a tutti quei soggetti che ne facciano richiesta. Il ruolo della Provincia è quello di regista dell'operazione di fornire un piano di riqualificazione delle aree a disposizione. La condicio sine qua non è che i soggetti gestori dovranno essere necessariamente associazioni onlus. Ad esempio, per la vecchia stazione di Popoli, c'è già la richiesta della Croce Rossa che cercava locali idonei per svolgere le proprie attività sul territorio, inoltre potrà sfruttare il piazzale per l'unità mobile. Per quanto riguarda Torre de' Passeri e Castiglione a Casauria-Tocco da Casauria, ci sono alcune opzioni da vagliare, comunque nella prima fase saranno i Comuni a rilevare gli spazi per poi lasciarle in gestione alle organizzazioni no-profit impegnate nel mondo del volontariato. Il progetto appena siglato è anche l'unico in Italia dove è la Provincia a farsene promotrice, mentre nelle altre realtà nazionali sono state le Regioni a farsi avanti con Ferrovie dello Stato. Un primato che Mario Lattanzio, assessore all'Ambiente e alla Protezione civile, rivendica con orgoglio. «In tutto l'Abruzzo - ha spiegato Luciano Frittelli, responsabile della direzione territoria di Ancona per Rfi - sono più di venti le piccole stazioni dell'interno che hanno locali dismessi, in gran parte nell'Aquilano e nel Chietino». «Per noi - ha sottolineato Lattanzio - questo accordo è anche un modo per combattere il fenomeno dello spopolamento dei centri minori e, in particolare, di quelli montani. Quando abbiamo iniziato lo screening del progetto, ci siamo resi conto che le esigenze più stringenti riguardavano i paesi che avevano scali a bassa e media frequentazione. Tirando le somme, abbiamo verificato che erano tre le stazioni dov'era possibile attuare al meglio il programma di riqualificazione. Da non sottovalutare anche l'aspetto della sicurezza: finora perché finora gli edifici abbandonati erano causa di degrado e favorivano episodi di criminalità. Riportando le persone e le attività sul posto aumentiamo anche i livelli di sicurezza di questi territori». Per la verità, nella Val Pescara c'è una quarta stazione con locali dismessi e si trova a Bussi e la Provincia sta lavorando per trovare un accordo con l'Amministrazione e gli enti no-profit.