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Data: 25/01/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Nuovi occupati, il 60% è precario. Nel 2006 solo un'assunzione su tre a tempo indeterminato. La Cgil lancia un'offensiva contro i contratti a tempo

Domani convegno sul mercato del lavoro a Sant'Omero

TERAMO. La Cgil riflette su un mercato del lavoro che in provincia si presenta sempre più ingessato e asfittico. E' il senso di una serie di dati diffusi ieri dal sindacato in una conferenza stampa per presentare il convegno su "Il mercato del lavoro: realtà e prospettive" che si terrà domani al "Lago verde" di Sant'Omero e che verà la partecipazione di Mauro Guzzonato, segretario nazionale Cgil.
Secondo i dati della Cgil in provincia il tasso di disoccupazione è in ascesa e nel 2006 è arrivato al 6,8%. Va peggio per le donne, che arrivano all'11,7% e per i giovani fino a 24 anni per cui si tocca il 20,6%. Abbandonando le percentuali, la dicono lunga i numeri assoluti: nel Teramano dal 2003 al 2006 sono stati persi 6.118 posti a tempo indeterminato. Su quest'ultimo aggettivo si concentra l'analisi del segretario generale della Cgil di Teramo, Giampaolo Di Odoardo. «Il lavoro a tempo indeterminato deve tornare a essere la norma», esordisce, «invece in Italia, e in particolare nella nostra provincia, i dati parlano chiaro: nel 2006 le assunzioni a tempo determinato sono state più di 40mila mentre quelle a tempo indeterminato sono state quasi un terzo, 14.728. Il 60% degli avviamenti al lavoro nel biennio 2005-2006 è stato in una delle 47 forme di precariato». Non a caso al convegno è stato invitato un rappresentante dell'Unef, il sindacato degli studenti francesi «che hanno condotto una battaglia contro il precariato».
Di Odoardo chiede a gran voce l'abolizione della legge 30: «Noi abbiamo scioperato contro il governo Berlusconi non per lo stesso Berlusconi, ma per le sue leggi. E non esiteremo a fare lo stesso con il governo Prodi, se non cancella la legge. Bisogna ridare dignità al lavoro, il precariato indebolisce i diritti e le loro tutele. E poi quale futuro può avere un lavoratore precario: può fare un figlio, accendere un mutuo o anche semplicemente acquistare un'auto? Chiediamo di ridurre a 6 le forme di precariato. La flessibilità, quella buona, deve continuare a esistere. Altro è la precarietà». Basta dunque con il precariato, più o meno evidente, come nel caso delle partite Iva di finti imprenditori impiegati dalle aziende o dagli enti per evitare le assunzioni. Basta con quei contratti volti all'inserimento di giovani nel mondo del lavoro per cui «un'impresa può tenere un operaio in regime precario per 8 anni. Ci vuole meno tempo a diventare ingegnere». Peraltro l'eccessivo ricorso al precariato danneggia anche le stesse aziende. «L'azienda sulle prime può fare questo ragionamento: "Riduco i diritti, pago meno e me la cavo", ma poi si accorge che si riducono professionalità e esperienza di chi viene impiegato solo per pochi mesi. Per l'azienda è un grave danno ed è una delle cause della chiusura di molte imprese».
Il precariato esasperato - precisa il sindacalista - è legato anche a dati sull'occupazione non corrispondenti alla realtà. «Sono falsati», osserva, «dal fatto che si contano gli avviati comunque». Quindi se un lavoratore a tempo viene assunto tre volte in un anno risulta come tre occupati. Di Odoardo invita invece a considerare le ore di lavoro denunciate all'Inps e suddivise per giornate lavorative.

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