“Le lavoratrici e i lavoratori Atac che in questi ultimi anni hanno assistito in modo incredulo a un’occupazione così avida e incurante delle problematiche e degli interessi del trasporto, ma solo a vantaggio degli interessi particolari della politica, rimangono sbigottiti di fronte all’ennesimo attacco al cuore di un’azienda in profondo rosso e destinata molto probabilmente a finire in mano ai privati. È questo che si vuole?”.
Così in una lettera un gruppo di lavoratrici e lavoratori di Atac.
“È inutile – prosegue la lettera – che si mascheri questa mossa con i disservizi della linea B1. Non è credibile, in quanto l’Atac non è una squadra di calcio i cui giocatori possono essere sostituiti se sbagliano una partita”.
“Il disappunto di chi lo fa non è per il servizio, ma perché la nuova macrostruttura disegnata dagli attuali vertici non garantiva assolutamente gli appetiti e le alleanze politiche. Se si avesse a cuore l’azienda non ci sarebbe stato lo scandalo parentopoli, di cui a giorni si aprirà il processo. Non sarebbero stati cambiati – spiega la lettera- 4 amministratori in 4 anni, né aumentate le tariffe di un trasporto sempre più carente e non all’altezza della capitale di questo Paese. Un’azienda si amministra delineando un piano industriale e di ristrutturazione, a lungo periodo, garantendo, prima di tutto, la continuità della gestione e privilegiando i criteri di efficienza ed efficacia. A maggior ragione, come nel nostro caso, eredi di una fusione del TPL romano, il cui bilancio è in profondo rosso”.
Questa, dichiarano con forza i lavoratori Atac “é soltanto un’operazione elettorale, a cui noi, insieme ai cittadini romani, non vogliamo partecipare. È ora di dire basta all’ennesimo scempio che mortifica le lavoratrici e i lavoratori di questa azienda – prosegue il gruppo di dipendenti – che con senso di responsabilità hanno concordato una maggiore produttività, senza avere nulla in cambio. L’accordo sottoscritto a novembre tra azienda e sindacati poneva al centro del piano industriale un recupero di produttività, di lavorazioni in house, eliminazione di consulenze, riduzione di figure dirigenziali in eccesso, insieme ad un loro assessment. L’unica applicazione di questo accordo sono le 37 ore e una maggiore produttività del settore officine e di esercizio, mentre della valutazione del management, ormai completata e costosa per l’azienda, non vi è traccia. Noi non ci stiamo. Abbiamo con dolore e disagio accettato questo accordo e scongiurato il commissariamento. Le lavoratrici e i lavoratori di Atac si sono assunti in pieno la loro responsabilità e avviato un percorso, che improvvisamente viene interrotto”.
“Dobbiamo -concludono i dipendenti – in questo momento difficile per il nostro futuro essere uniti e dire no a questa politica dissennata, che pur di privilegiare calcoli elettoralistici ci sta spingendo verso il baratro. Chiediamo alla politica di fare un passo indietro.
Chiediamo ai sindacati di indire un’assemblea, per discutere insieme quanto sta accadendo- conclude la lettera di lavoratori e lavoratrici dell’Atac- Chiediamo l’intervento dei partiti. Vogliamo e dobbiamo essere ascoltati. Non vogliamo essere usati, e certamente svenduti al peggior offerente”.