«Grande è la confusione sotto il cielo». Solo che, a differenza di quanto sosteneva Mao Tse Tung, la situazione è tutt’altro che eccellente. La ricostruzione sembra essere tornata all’anno zero. La conferma si è avuta ieri nel corso della riunione con gli enti locali convocata dal braccio destro del ministro Barca, Aldo Mancurti. Il vertice si è trasformato in uno sterminato elenco di problemi che restano irrisolti nel limbo del passaggio di consegne dal commissario agli enti locali. Gianni Chiodi, così come previsto, ha preparato e inoltrato qualche giorno fa la relazione conclusiva sulla sua attività: 1.200 pagine, un faldone enorme, che nei prossimi giorni sarà sintetizzato per schemi per renderne più agevole e rapido l’esame da parte del governo. In quelle carte ci sono tre anni di emergenza e tre miliardi di spesa. È da lì che si dovrà ripartire. È chiaro, dunque, che non basterà una lettura superficiale e distratta. Anche i prossimi atti legislativi prenderanno le mosse da quel documento. L’incertezza, dunque, per ora è totale. Innanzitutto su chi muoverà i fili della nuova filiera. Il governo, tramite Mancurti, ieri ha ribadito a più riprese che il Diset (il Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali) non si sostituirà in alcun modo al commissario. E che, dunque, i poteri saranno nelle mani degli enti locali. I quali, però, dovrebbero operare con gli strumenti ordinari. E cioè con delibere e ordinanze che abbiano una copertura finanziaria. Solo che i soldi non vengono ancora trasferiti dalla contabilità del commissario a quella degli enti perché serve un decreto. In più i sindaci hanno detto a chiare lettere che in questo momento non sanno con chi interloquire. Si attende la costituzione degli uffici speciali (con il personale che uscirà dal famigerato concorsone), che Mancurti vorrebbe insediare già il primo gennaio. Un’impresa. Prima di allora le pratiche per la ricostruzione faticheranno ad andare avanti e l’intero processo sarà pressoché paralizzato.
A chiarire le cose - si spera - arriveranno due decreti: uno della presidenza del Consiglio che disciplinerà tutte le attività legate all’emergenza che sono rimaste sospese, comprese le varie richieste di ordinanza sui cimiteri, gli edifici pubblici, i progetti esaminati e le nuove competenze; un altro sulle risorse, sul pagamento degli stipendi, i piani di ricostruzione. In più, per finire, c’è tutto il capitolo del personale. Novanta precari sono stati spostati da una struttura all’altra, negli ultimi giorni. È chiaro che c’è bisogno di una razionalizzazione. C’è da registrare, intanto, che il presidente della Provincia Antonio Del Corvo ha comunicato a Cialente la fine dell’istruttoria del piano di ricostruzione di Onna. Domani alle 10 la firma dell’accordo. «Un forte segnale per il territorio ferito» ha detto. Stessi propositi per Cialente e Pietro Di Stefano. Infine il gran caos sulla scuola edile: i presidenti di Apidil Abruzzo e Cna Costruzioni, Lucio Sabatini e Franco Carmine Santilli, si chiedono perché debba essere esclusa dai finanziamenti l’Edilformas; l’assessore Lelio De Santis replica al presidente della Scuola edile di Teramo, Valentino Piergallini: «È interesse mio e dell’amministrazione vedere realizzata la scuola dell’Aquila, non fare polemiche o coinvolgere quella di Teramo. Il dato certo è che per problemi burocratici, ormai per fortuna risolti, la scuola dell’Aquila dopo 4 anni non vede la luce».