Guai a chiamarla marcia su Roma, ma la sostanza è quella: per risolvere l’emergenza-porto e mettere il governo di fronte alle proprie responsabilità il capogruppo del Partito democratico Moreno Di Pierantonio ha annunciato una mobilitazione cittadina per portare in pullman sotto il ministero delle Infrastrutture la voce dei pescaresi indignati.
«Chiederò ai consiglieri comunali tutti di aderire all’iniziativa - ha spiegato Di Pietrantonio - perché non è più questione di colore politico: il porto di Pescara è chiuso ormai da più di duecento giorni e occorre unire le forze per uscire dall’insabbiamento. Basta con le chiacchiere: sono passati due anni dalle prime promesse, seguite da altre non mantenute, ecco perché vogliamo spostare la protesta a livello nazionale». Di Pietrantonio ha parlato a nome del gruppo consiliare. Al suo fianco Enzo Del Vecchio, Paola Marchegiani, Antonio Blasioli, Camillo D’Angelo. «Porterò la proposta lunedì in consiglio comunale con un ordine del giorno».
Ad oggi i danni per la chiusura del porto ammontano a circa 70 milioni e le imprese - dalla marineria agli operatori commerciali - hanno già incaricato un legale, l’avvocato Vincenzo Di Baldassarre, di mettere in moto il tassametro per calcolare giorno dopo giorno quello che sarà il conto finale da presentare ai presunti responsabili della paralisi. Nel mirino della contestazione è finito il Provveditorato alle opere marittime, a tutt’oggi ancora impegnato a elaborare il progetto da abbinare al bando per l’affidamento dei lavori di dragaggio. Ritardi che sono in parte legati alla incerta disponibilità di risorse e in parte alle procedure da seguire. «Si è parlato di una spesa di cinque milioni per dragare 50mila metri cubi, ma sarebbe uno sperpero di denaro perché non è con un intervento del genere che si può sperare di riattivare il porto canale di Pescara» hanno detto i consiglieri comunali del Pd.
Il vice capogruppo Enzo Del Vecchio ha evidenziato l’esigenza di spingere i motori avanti tutta anche per il nuovo piano regolatore portuale, «che pare più insabbiato del porto stesso» e ha inoltre sottolineato l’insuccesso del presidente della Provincia, Guerino Testa, nel ruolo di commissario straordinario del porto da cui si è dimesso di recente: «Avere un pescarese in quel ruolo sembrava un’opportunità, ma questa fortuna è durata poco, anzi oggi dico che Testa avrebbe dovuto dimettersi molto prima, prendendo atto della scarsa attenzione ricevuta dai tavoli romani che contano». Proprio a fronte del fallimento della politica il Pd punta a Roma, sperando di sollecitare «con le buone o con le cattive» il ministro Passera e i sottosegretari alle Infrastrutture e all’Ambiente. «Porteremo sotto le finestre del ministero i pescatori e i pescaresi indignati che non si rassegnano all’idea che il porto non torni in piena attività» ha aggiunto Di Pietrantonio.
Novità sul fronte del porto potrebbero tuttavia giungere nel giro di poche ore, giorni al massimo. E una soluzione all’emergenza dragaggio potrebbe essere più vicina di quanto non si creda. Rispondendo al Wwf che ieri ha chiesto documenti e informazioni sulla vasca di colmata, l’imprenditore Luca Nicolaj, autore del primo parziale dragaggio - subito prima che intervenisse la procura a bloccare la draga della ditta Gregolin e che il porto venisse chiuso - ha annunciato d’aver ottenuto dalla Regione il via libera al progetto per realizzare in località Piano di Sacco, a soli 24 chilometri dal porto, un impianto di trattamento e di recupero di materiali utili, «nel pieno rispetto di tutti i criteri ecologici, a costi più bassi e in tempi brevi». Insomma, Nicolaj ha la draga, ha l’area di stoccaggio e ha l’impianto per il trattamento dei fanghi: requisiti che lo rendono un candidato ideale per rispondere al bando del Provveditorato per il dragaggio.