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Data: 20/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Monti alla Fiat: basta soldi pubblici

Sabato l’incontro con Marchionne sul futuro del gruppo, il premier chiederà impegni scritti. Poi il governo vedrà i sindacati

ROMA Sembra che Monti abbia chiesto a Marchionne di non arrivare sabato a Palazzo Chigi senza qualcosa di scritto: grafici, tabelle, impegni. Al presidente del Consiglio non è andata giù, infatti, l'immagine di un premier - come hanno detto Bersani e la Cgil - blando con l'azienda torinese. E qualcosa vuole ottenere. La settimana prossima il governo ha intenzione di convocare tutti i sindacati per fare il punto della situazione. Tra crollo delle immatricolazioni e Fitch che conferma l’ outlook negativo, cresce l’attesa su quanto dirà Marchionne al governo. Sfumati i 20 miliardi di investimento e cancellata l'ipotesi del raddoppio della produzione, la Fiat si presenta da Monti con un pesante bilancio di questo biennio: crollo sui mercati, chiusura di Termini Imerese, calo della produzione, massiccio intervento della cig con impianti a ritmo ridotto. A Melfi la produzione è calata dal 2007 al 2011 a 230 mila auto dalle precedenti 300 mila, Cassino da 150 a 131 mila, Mirafiori a 63 mila dalle 200 mila. Gli analisti sono convinti che Marchionne, da una parte stia attendendo la fine della depressione economica globale entro il prossimo anno e, dall'altra, non possa che confermare l’internazionalizzazione del Gruppo. Monti ascolterà Marchionne ma non proporrà aiuti pubblici. Niente «dirigismo» obamiano in economia: la Fiat dovrà mettere soldi propri. Ma che fine faranno gli stabilimenti italiani? Per Bersani, Monti dovrà dire a Marchionne «un paio di cose molto semplici. Fiat riconfermi i suoi impegni in Italia e un patto per sviluppare la ricerca di prodotti nuovi perché nel mondo vediamo che le macchine si fanno dove si fa ricerca». I sindacati sono in allarme, e le rassicurazioni verbali di Marchionne non convincono. Per questo il governo, ha commentato Susanna Camusso segretario della Cgil, «ha il dovere di chiedere alla Fiat di dire la verità sulle intenzioni che ha nel nostro Paese». Per il leader sindacale non bisogna «tanto discutere su come rendere attraente per la Fiat rimanere in Italia, perché il Paese in questi anni lo ha fatto con misure ben oltre le regole di mercato, quanto sapere da Fiat che intenzioni ha». Marchionne ancora non ha detto, ha proseguito Camusso, «che investirà in Italia» e la responsabilità è dei governi che hanno in realtà «perso tempo preferendo fare molta battaglia ideologica contro i lavoratori e poco attenzione alle politiche industriali e alle risposte». Perché il problema della Fiat è fare «investimenti - ha commentato Luigi Angeletti segretario Uil - per produrre nuovi modelli e rilanciare gli stabilimenti. E’ questo il momento di investire e Fiat lo deve fare con i propri soldi, non con quelli dello Stato». Anche la Chiesa scende in campo: dalla Curia di Nola parte un richiamo contro «la logica del liberismo selvaggio perseguita a danno dei lavoratori». E mentre la Volkswagen fa sapere che certo l’Alfa Romeo «è interessante» ma «con 12 marchi abbiamo già da fare abbastanza», la Cgia di Mestre ha stimato quanto la Fiat ha ricevuto dallo Stato. Dal 1977 l’importo sarebbe di 7,6 miliardi di euro, anche se il Lingotto ne ha investiti 6,2 miliardi. Quelli più importanti per la realizzazione degli stabilimenti a Melfi e Pratola Serra con 1,2 miliardi tra il 1990 e il 1995.

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