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Data: 21/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Riordino delle Province - Ruffini: la Provincia sparisce Chiodi non difende Teramo

In Abruzzo il territorio più penalizzato sarà il nostro: avremo meno servizi e perderemo l’identità culturale e territoriale eppure nessuno in giunta regionale interviene

TERAMO Gianni Chiodi, il grande assente nel dibattito sul riordino delle Province. Lo sostiene Claudio Ruffini, consigliere regionale del Pd, che al presidente della Regione scrive una lettera aperta. «Spiace rilevare che dal presidente della Regione non ci sia stata finora nessuna presa di posizione, nessuna indicazione, nessuna espressione di volontà politica verso un'ipotesi oppure l'altra. Le dico questo, presidente Chiodi, perché lei oltre ad essere il presidente della Regione Abruzzo, è stato anche il sindaco di Teramo». Ruffini sottolinea che Teramo è largamente rappresentata in giunta regionale ma nessuno sembra occuparsi della possibile scomparsa della Provincia. E rimarca che il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi è stato «colpevolmente lasciato da lei e dalla politica regionale "teramana" da solo, a difendere un'ipotesi che finora ha trovato pochi consensi (la conferma di tre capoluoghi)». E ancora: «Ritengo che l'idea che oggi avanza, ovvero l'accorpamento di Teramo con L'Aquila, abbia trovato linfa anche da questo disinteresse per la difesa della provincia di Teramo da parte della politica regionale teramana. Nel Cal (comitato per le autonomie locali), tra l'altro, questa ipotesi viene fortemente sostenuta dal presidente della Provincia dell'Aquila e dal sindaco dell'Aquila. Ritengo che con questa ipotesi la provincia di Teramo in Abruzzo sarà quella che pagherà il prezzo più alto. In generale per Teramo questo riordino significherà meno servizi, meno identità culturale e territoriale, meno presenza dello Stato. Credo inoltre che una Teramo "svuotata" di funzioni e competenze aumenterà la fuga di alcuni territori verso altre città o province». A Teramo bisognerà puntare al mantenimento dei servizi essenziali la questura, la Camera di commercio e gli uffici finanziari, afferma Ruffini. «Su una cosa mi sono trovato d'accordo con lei, presidente: chiudere tutte le province. Così come sono d'accordo nell'andare verso un'unica Provincia in Abruzzo, il cui futuro deve muoversi in direzione di un'aggregazione più ampia, come la macro-regione adriatica con Marche e Molise». Ma è un discorso al di là da venire. «Nel frattempo, la nostra Provincia ha bisogno di una "difesa" forte e autorevole, abbiamo bisogno di fare squadra, di ritrovarci attorno ad un'idea condivisa. Tutto questo non è stato possibile: è mancata la sua iniziativa, la sua regia. Ed oggi, al di là delle pronunce della Corte Costituzionale sulla legittimità del riordino, quello che resta è che la provincia di Teramo esce indebolita e senza una proposta forte e largamente rappresentativa dell'identità del nostro territorio».

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