E’ un uovo nato molto prima della gallina. Messo sul piatto adesso, però, ha il sapore forte e concreto dell’agire imprenditoriale in netta contrapposizione con le meline della politica. Anche se, a leggere bene il comunicato congiunto di Confindustria Pescara e Confindustria Chieti, il cronoprogramma non è proprio da fulmini di guerra: occorrerà più di un anno e mezzo per portare a compimento la fusione di servizi e strutture delle due associazioni territoriali degli industriali, primo passo concreto per la creazione di un’unica organizzazione con organi comuni (una presidenza ed una sola giunta), su un perimetro territoriale che dovrebbe alla fine coincidere con la nuova provincia Pescara-Chieti. E che comunque rappresenta il principale polmone economico della regione, con oltre mezzo milione di abitanti, un tessuto industriale di mille aziende ed un peso specifico corrispondente al 65 per cento del prodotto interno lordo abruzzese. Con autentici campioni dell’export come il distretto automobilistico di Val di Sangro, l’alimentare di Fara, l’alta moda dell’area vestina. Ma anche con indubbie aree di crisi, come Chieti e l’alta Val Pescara, che richiedono sinergie operative e visione comune.
L’annuncio dopo la riunione di martedì sera con i presidenti delle due unioni, Paolo Primavera per Chieti ed Enrico Marramiero per Pescara, i consigli direttivi al completo, un testimonial d’eccezione come Maurizio Tarquini, direttore generale della potentissima Unindustria Lazio, nata dalla fusione di Roma con tutte le territoriali provinciali esclusa Latina, e il consulente per l’operazione Pescara-Chieti Tommaso Prete. Processo in realtà in piedi da tempo, in linea sia con la riorganizzazione complessiva di viale dell’Astronomia, sia con la perfetta sintonia politica realizzata dalle promesse spose dell’Abruzzo citeriore. Processo, infine, speculare alla nascita del polo confindustriale interno L’Aquila-Teramo. Serviranno tempo ed altri passaggi, ma si può dire che avremo presto due sole unioni territoriali degli industriali. Indubbiamente un traguardo nella direzione della semplificazione e della razionalizzazione, che spinge i presidenti Primavera e Marramiero ad affermare con soddisfazione: «In questo momento in cui i rappresentanti politici del territorio ancora non trovano una rotta per governare il cambiamento del riassetto delle province, la rappresentanza del mondo produttivo abbandona personalismi e localismi». Insomma, una lezione.