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Pescara, 30/03/2026
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Data: 22/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Riordino delle Province - Tutti arroccati nei campanili. Fa flop il riordino delle circoscrizioni provinciali. Il Consiglio delle autonomie locali non trova la soluzione

PESCARA Sindaci e presidenti di Provincia arroccati a difesa dei propri recinti. Il Consiglio delle autonomie locali non è riuscito a trovare una sintesi sul processo di riordino delle circoscrizioni provinciali e ha rinviato ogni decisione alla prossima settimana. I lavori del Cal sarebbero dovuti terminare ieri, ma le distanze abissali, che separano i rappresentanti dei vari comprensori, hanno imposto un giro supplementare allo stucchevole Risiko abruzzese. Nessuno è disposto a fare un passo indietro, rinunciando a rendite di posizione, e dunque a poltrone, uffici e apparati, alla base dei centri di potere clientelari. Le esigenze di razionalizzazione, il contenimento degli sprechi, e la costruzione di una regione più snella e al passo coi tempi, sembrano passare in secondo piano. L'approdo naturale, in linea con il decreto sulla spending review, sarebbe la creazione di due nuove Province, frutto degli accorpamenti tra L'Aquila e Teramo, e tra Pescara e Chieti. In base ai dettami del decreto, L'Aquila e Pescara diventerebbero i nuovi capoluoghi: la prima in quanto già capoluogo di Regione, la seconda perché ha il maggior numero di abitanti. Le resistenze, tuttavia, sono diffuse e agguerrite. Il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, aveva provato a far saltare il banco, chiedendo che la Regione impugnasse il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale. Ma il Cal ha respinto la sua proposta. Il presidente della Provincia di Teramo non si dà per vinto e minaccia ricorsi. «Non voterò alcuna proposta che possa penalizzare il solo comprensorio teramano - dice Valter Catarra -. Se non verrà assunta una posizione unitaria, che guardi al futuro dell’Abruzzo nel suo complesso, mi riservo di presentare ricorso al Tar». Sul piede di guerra il Pd teatino, che vuole Pescara e Chieti insieme, ma pretende di mantenere il capoluogo. Una posizione condivisa anche dal sindaco, Umberto Di Primio, e dal presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio. Mercoledì prossimo, a Pescara, le proposte in ballo saranno messe al voto. Visti i presupposti, si annunciano scintille. Le ipotesi di riordino, formalmente avanzate al Cal, sono numerose e difficilmente conciliabili. I Comuni del Teramano chiedono l'istituzione di Pescara Città Metropolitana, che annettendo Francavilla, e cedendo Penne a Teramo, consentirebbe la sopravvivenza delle altre tre Province. I Comuni di Atessa, Atri, Martinsicuro e Ortona puntano ad ottenere lo stesso risultato attraverso la fusione di Pescara con Teramo. Il Comune e la Provincia di Pescara propongono di realizzare una Provincia unica adriatica, che comprenda Pescara, Chieti e Teramo, lasciando inalterata soltanto L'Aquila. Il Comune e la Provincia di Chieti si chiamano fuori da ogni ipotesi di riordino, ma si dicono disposti a considerare l'accorpamento con Pescara, a patto che sia Chieti a mantenere il capoluogo. Il Comune di Avezzano vorrebbe istituire una Provincia unica abruzzese, mentre il Comune di Lanciano, in sintonia con l'amministrazione aquilana, converge sull'ipotesi di una doppia Provincia (Pescara-Chieti e L'Aquila-Teramo). Tutti contro tutti, insomma, in una guerra di bottega, trasversale agli schieramenti politici, che lascia emergere vecchi localismi e logiche di campanile. Il tempo sta per scadere, ed entro il 3 ottobre la proposta del Cal dovrà essere sui tavoli della Regione. Luigi Albore Mascia, il sindaco della città che ospiterà l'incontro decisivo, affila le armi sferzando i colleghi. «La maggior parte delle proposte in ballo tende a difendere l’autonomia delle singole Province - attacca il primo cittadino di Pescara -. Fatta la legge, non si deve puntare ad aggirarla, ma occorre rispettarla».

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