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Pescara, 30/03/2026
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22/09/2012
Il Centro
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Chieti capoluogo, associazioni teatine unite. Sottoscrizioni dei sodalizi iscritti alla Consulta, il documento consegnato ieri dal sindaco al Cal |
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CHIETI Le 29 associazioni della Comsulta delle associazioni di Chieti, presieduta da Cinzia Di Vincenzo, hanno firmato per il mantenimento della Provincia di Chieti. Il documento è stato consegnato ieri mattina dal sindaco Umberto Di Primio al Cal (Comitato delle autonomie locali). «Vogliamo continuare a raccogliere adesioni al documento», commenta Di Vincenzo, « e fare un seguito, perché ci saranno altre riunioni del Cal ed è bene far sentire che l'attenzione della cittadinanza cresce». La presidente della Consulta dice che altre associazioni stanno comunicando la propria sottoscrizione. «Il problema», sostiene Di Vinenzzo «è che ci siamo accorti nella discussione che c'è poca chiarezza su ciò che accade): Di Vincenzo ricordando che la legge sul riordino delle province è stata fatta in tutta freatta per i noti motivi di risparmio sottilinea i requisiti imprescindibili per il loro mantenimento: quelle province che non hanno tali requisiti saranno soppresse e i loro territori soggetti ad accorpamento. «La Provincia di Chieti», fa notare la presiedente della Consulta delle associazioni, « è l'unica in Abruzzo a possedere i requisiti per il mantenimento del suo status (neanche L'Aquila li ha, resta Provincia perché capoluogo di Regione)Il comma 4 bis dell'art. 17, dispone che le Province che si devono accorpare (quindi sono quelle soggette a soppressione perché senza requisiti non quelle con i requisiti!) avranno come capoluogo il Comune che ha più abitanti». E’ chiaro che il comma 4 bis non riguarda la Provincia di Chieti (perché rispetta i requisiti necessari). Tuttavia, dice la Consulta,c’è il tentativo di dare una interpretazione falsata e prevedere l'accorpamento di Chieti con assoggettamento a tale postilla e la perdita del ruolo di capoluogo. «Non si tratta di campanilismo», conclude Di Vincenzo, «ma di vigilanza contro un abuso, per avere rispetto, dignità, orgoglio e amore per la nostra città e cominciare a sentirci uniti come cittadini negli obiettivi comuni. La Consulta può essere uno strumento, un luogo per convogliare la cittadinanza attiva, senza strumentalizzazioni e far sentire il punto di vista di chi vive un territorio e sente già tante potenzialità mortificate e inespresse».
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