ROMA Un fiume di carte e cifre che fa venire i brividi. Mucchi di soldi spesi per viaggi, vacanze, fino a oggetti di lusso comprati nei migliori negozi di Roma, accessori tecnologici, e a scendere, finanche la spesa al supermercato o l’estetista e il parrucchiere. Così i consiglieri regionali del Pdl del Lazio spendevano i soldi pubblici. Dopo la deposizione dell’ex capogruppo Franco Fiorito, indagato dalla procura di Roma per peculato, i magistrati spulciano 102 pagine di entrate e uscite che riga dopo riga parlano di regalie, feste in costume con ancelle a seno nudo, conti correnti sparsi ovunque (intestati a Fiorito), ristoranti di lusso e ostriche. C’è veramente di tutto. Un «sistema», che se aveva in Fiorito la testa di ponte al quale tutto faceva capo (era lui ad elargire i quattrini a chi ne faceva richiesta), oltre che personalmente beneficiario di centinaia di migliaia di euro investiti in case, vacanze e altro, l’inchiesta ha le sembianze di uno tsunami in avvicinamento sulla sponda Pdl. Sorprendente che il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, dopo il consiglio regionale in cui la governatrice Renata Polverini ha deciso di restare sulla sua poltrona, commenti così: «Polverini ha confermato il suo impegno e la forte volontà politica di perseguire un programma di rilancio che consenta di ridare fiducia e motivazione». Salvarsi a tutti i costi, insomma, anche quando si è stati presi non con le mani, ma nella marmellata fino alle ascelle. Ieri mattina in procura a Roma vertice tra gli inquirenti nell’ufficio del procuratore aggiunto Alberto Caperna. Sono stati ascoltati alcuni funzionari dell’ufficio di presidenza del Consiglio. Le verifiche degli inquirenti per ora si limitano a cercare di chiariere in che modo siano stati utilizzati gli 8 milioni di euro transitati nelle casse del gruppo. In procura anche il consigliere dei radicali Giuseppe Rossodivita che ha presentato tutti i conti del gruppo, già pubblicati online: «Non vogliamo essere accostati ad altri» ha detto. Ma soprattutto gli investigatori spulciano il materiale fornito dallo stesso Fiorito, che ha spiegato come – utilizzando i fondi del Pdl – ogni singolo consigliere del Pdl aveva una dotazione di 100mila euro netti, perché «i 15mila euro al mese di paga base non possono bastare», si erano lamentati... Agli atti ci sono 17 cartelline con la storia contabile dei consiglieri Pdl. Ma c’è anche una lettera protocollata e datata 18 luglio 2012, inviata a tutti i consiglieri e, per conoscenza, a Renata Polverini, dove Fiorito avverte che la situazione «è insostenibile, con assenza totale di documenti e con giustificazioni da approfondire, generiche e prive di riscontri effettivi». La formula magica per intascare i soldi a quanto pare era semplice: «Richiedo e ricevo», così molti consiglieri «giustificavano» le spese ottenendo da Fiorito soldi senza necessità di fattura né motivazioni. Renata Polverini dunque era stata informata. Ma riceve gli applausi del Pdl. I magistrati, quantificato il patrimonio personale accumulato da Fiorito, sono ora al lavoro sulle «cartelline» di Lidia Nobili, Carlo De Romanis, Veronica Cappellaro, Chiara Colosimo (nominata nuova capogruppo), Andrea Bernaudo, Angelo Miele, Romolo Del Balzo e Franco Battistoni. L’avvocato Carlo Taormina, che difende Fiorito, parla di «un sistema ben collaudato almeno dall’inizio di questo mandato. Il sistema chiama in causa chi decideva, ovvero l’ufficio di presidenza regionale. Fiorito – prosegue – ha chiesto accertamenti su tutti i gruppi perché i benefici li hanno avuti tutti». Però Taormina avverte: «Quei soldi non erano denaro pubblico, ma della politica, dei partiti che sono soggetti privati. Quindi se reato c’è, si parla di appropriazione indebita e non peculato. Per quanto, mi rendo conto, la cosa possa non far piacere».