ROMA Dati drammatici quelli della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza: la pressione fiscale nel 2013 crescerà ancora, andando al 45,3% dal 44,7% di quest’anno (dati medi perché poi si sa che quella reale è ben oltre il 50%). E non solo: la spesa delle famiglie che quest’anno arretrerà del 3,3% il prossimo anno andrà indietro dello 0,5%; aumenterà, invece, la disoccupazione che arriverà all’11,4%. La Commissione Ue «prende nota dell’aggiornamento del Def presentato dal governo italiano» e si compiace della promessa di monti di mantenere come obiettivo il pareggio strutturale di bilancio nel 2013. Meno soddisfatta la Cgil. «Il governo continua con le sue politiche sbagliate», dice Susanna Camusso, leader del sindacato. La pressione fiscale, dopo il netto aumento atteso per l’anno in corso al 44,7%, pari a oltre due punti percentuali, è prevista in lieve aumento nel 2013, 45,3%. La pressione poi scenderà nel 2014, ma sarà sempre più alta di oggi, al 44,8%e nel 2015 (al 44,6%). Nel 2013 il Pil si ridurrà dello 0,2% «principalmente per l’effetto di trascinamento del calo registrato l’anno precedente; infatti la variazione trimestrale del Pil inizierebbe ad essere positiva già a partire dal primo trimestre». Il tasso di disoccupazione salirà al 10,8% quest'anno per impennarsi all'11,4% nel 2013 e iniziare a ridursi leggermente all'11,3% solo dal 2014. L'inflazione programmata è fissata all'1,5% per i prossimi tre anni. Per quanto riguarda la finanza pubblica, la spesa per interessi presenta una incidenza sul Pil superiore a quella prevista in sede di Def 2012, passando dal 4,9% del 2011 al 6,3% del 2015, «per effetto dell'intensificarsi delle tensioni sui mercati finanziari a partire dal mese di aprile, in seguito attenuatesi, e delle relative ripercussioni sulla struttura dei tassi di interesse dei titoli del debito pubblico». La Nota di aggiornamento fa poi riferimento al piano di valorizzazione del patrimonio pubblico, aggiornando le stime sul suo valore diffuse nei mesi scorsi. «Secondo stime preliminari basate sui dati trasmessi al 31 marzo 2011 - si legge nel documento - il valore del patrimonio immobiliare pubblico (comprensivo dei terreni) oscillerebbe tra 251 e 369 miliardi. A fine 2011 il valore delle partecipazioni statali ammonterebbe a oltre 80 miliardi». I consumi delle famiglie italiane dopo una crescita dello 0,2% nel 2011 dovrebbero registrare un calo del 3,3% quest’anno e dello 0,5% nel 2013. La spesa dovrebbe registrare un +0,6% e un +0,8% nel 2014 e 2015. «Che la disoccupazione sia in continuo e progressivo aumento, non è una novità ma purtroppo è il risultato di una politica economica miope, che non punta alla crescita e allo sviluppo», dice Felice Belisario, Idv.