Raccolta di firme tra i democrat per lasciare i seggi. Sel e Idv: pure noi
ROMA Renata Polverini tiene duro e in riferimento alle osservazioni della Corte dei Conti assicura: «Chi ha sbagliato è giusto che paghi anche in maniera salata». Ma il Pd alla Pisana affila le armi e dopo la mozione di sfiducia annuncia la raccolta di firme per far dimettere i consiglieri in modo da costringere il Consiglio alle dimissioni e tornare così al voto.
Dunque la partita politica si infiamma ancor di più dal momento che le rassicurazioni della governatrice non convincono i democrat che passano al contrattacco. L’iniziativa partita nei giorni scorsi dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che su twitter aveva esortato al «tutti a casa», è stata sposata dal segretario regionale Enrico Gasbarra: «Davanti a una così gigantesca disfatta politica e morale della coalizione che da tre anni governa il Lazio, tutti - afferma il dirigente del Pd - devono riflettere e tutti sono chiamati al cambiamento. Noi dobbiamo dimostrarlo subito. C’è bisogno di un elettroshock, c’è bisogno di un nuovo grande progetto di ricostruzione, di rigenerare la politica e di dare al Lazio subito un nuovo governo regionale capace di risolvere i drammatici problemi dei cittadini».
Immediata l’adesione alla proposta del capogruppo pd in Regione, Esterino Montino: «Le priorità oggi sono le dimissioni della Polverini e lo scioglimento del Consiglio regionale. Per farlo è necessario un atto di forte rottura: abbiamo avviato la raccolta di firme per le dimissioni dei nostri consiglieri regionali. Il gruppo del Pd - sottolinea Montino - condivide l’analisi e l’appello del segretario regionale Gasbarra. Il centrodestra ha ridotto la Regione Lazio in uno stato comatoso non più sopportabile. Il limite di guardia è superato. Occorre uno sforzo corale per costringere questa Giunta alle dimissioni e allo scioglimento del Consiglio regionale come previsto dal documento presentato venerdì scorso assieme a tutti i gruppi d’opposizione. La parola deve tornare ai cittadini, solo così si esce dalla crisi attuale e si dà un segnale di forte rinnovamento nella politica regionale. Spero che l’iniziativa - conclude Montino - venga accolta anche da tutti i consiglieri di opposizione, da tutti coloro che non sopportano più di assistere inermi alla deriva della Regione Lazio».
L’appello del Pd trova ampia accoglienza tra gli altri gruppi di opposizione: il capogruppo dei Verdi, Angelo Bonelli, si dice pronto a dimettersi. La stessa cosa annuncia Sinistra e Libertà, come fa anche l’Italia dei Valori, il cui capogruppo alla Pisana, Vincenzo Maruccio, è assai netto: «Va bene l’invito di Gasbarra. Non solo noi siamo pronti, siamo prontissimi. Bisogna in ogni modo farla finita con questa melma». Al momento non si pronunciano i due consiglieri radicali, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, dai quali è partita la denuncia che ha costituito la scintilla dello scandalo dei fondi della Pisana. Tuttavia, anche se tutti i membri dell’opposizione si dimettessero il Consiglio regionale resterebbe in piedi comunque. Per il suo scioglimento occorrerebbero le dimissioni di 36 membri del Consiglio e le opposizioni ne contano solo 27. E anche se si ipotizzasse quello che al momento non c’è - cioè l’uscita dell’Udc dalla maggioranza - si arriverebbe soltanto a 35.
Situazione, in ogni caso, spinosa, a fronte della quale la governatrice cerca di tenere botta. «Gli organismi giudiziari e di controllo faranno le verifiche che devono effettuare - afferma infatti Renata Polverini - e se ci sono irregolarità o colpe dal punto di vista giudiziario è giusto che ciascuno paghi il conto, salato, anche per quello che in questi giorni abbiamo visto». Quanto a possibili defezioni nella maggioranza, in particolare da parte dell’Udc, la Polverini taglia corto: «Non aggiungiamo elementi di fantapolitica, ad una storia già complicata e difficile alla quale io ho cercato di rispondere con grande senso di responsabilità».
La presidente della Regione sottolinea il suo tentativo di «interpretare la volontà non solo della maggioranza, ma anche delle tante persone che in questi giorni mi hanno chiesto di andare avanti. Abbiamo iniziato con un Consiglio regionale che ha segnato una svolta, una spending review che non ha messo in campo nessun’altra amministrazione. Ora proseguiamo in un’azione riformatrice vera. Da oggi, se ce la sentiamo, dobbiamo rialzare le testa per tornare ad occuparci dei problemi della gente». E poi: «Il Lazio non è solo quello che abbiamo visto in questi giorni. Io ho cercato di scusarmi con chi ha visto quello spettacolo indecente, di scusarmi con la buona politica che lavora 13 ore al giorno per cercare di portare a casa dei risultati, di scusarmi con i cittadini, perché la settimana che abbiamo vissuto è stata la più brutta della storia di questa Regione. Anche se - ha voluto osservare la governatrice - la storia di questa Regione non è stata così nobile visto che nelle ultime legislature ha traballato per cose strane».
La presidente della Regione ha potuto anche avere un test dell’impatto dello scandalo della Pisana sul suo rapporto con la gente. Anche se in una circostanza un po’ particolare come la Festa dell’uva e dei vini dei Castelli Romani, sono sembrati prevalere gli incoraggiamenti dei cittadini alla governatrice. Anche se tra i pampini e i grappoli d’uva - tutt’altra cosa rispetto a quelli della celebre festa Olympus di De Romanis - sul corso di Velletri qualche grido di «vergogna» si è pure levato.