ROMA - «Mi fanno schifo, disgusto, rabbia. O buttiamo fuori questa gente dal partito o saremo in tanti ad andarcene. E non lo faremo sottovoce ma sbattendo la porta». Guido Crosetto emana furia da tutti i pori.
Ce l’ha con il Pdl del Lazio?«Non ce l’ho con tutti. Ce l’ho con chi ha permesso che questo fango dilagasse senza muovere un dito e con chi ha scambiato la politica per una mangiatoia».
Seccato di militare sotto la stessa bandiera, immagino.
«Non voglio essere accomunato in niente con chi era senz’arte né parte e si è messo a fare politica solo per fare la bella vita. Sia chiaro, io contro le ostriche non ho nulla, salvo che personalmente non mi piacciono, a patto che uno se le paghi con il suo onesto lavoro».
Tutta questa brutta storia ha rinfocolato le divisioni tra forzisti ed ex An, Romani arriva a dice che la scissione non sarebbe un male. Condivide?
«Le divisioni non servono a niente. Il Paese ha bisogno di un grande partito di centrodestra e di un grande partito di centrosinistra, non di spacchettare i partiti che già ci sono. Avremmo bisogno di un Renzi di destra, di idee e di progetti: come pensiamo di tagliare le tasse? Come pensiamo di ridurre la spesa pubblica? Come si crea lavoro?».
Nel Pdl non se ne sente parlare granché, effettivamente, da qualche tempo.
«Non se ne sente parlare per niente da mesi. E io mi sono rotto».
E se uno si rompe che fa?
«Se ha un lavoro, come nel mio caso, si ritira. Oppure, non avendo niente da perdere, prova a cambiare questo partito. Ho chiesto chiaramente a Berlusconi un congresso che fissi programmi e regole e cacci via a calci nel sedere certi individui che non hanno niente a che fare con la politica».
I Fiorito, per dire?
«I fioriti, direi io. E chi li difende».
I vari leader nazionali di riferimento?
«Tutti via, fuori pure loro».
Votati i tagli in Consiglio regionale, Polverini ha dichiarato il caso, almeno politicamente, chiuso. Condivide?
«Ma il caso del Pdl va ben aldilà del Lazio! Secondo me fin’ora abbiamo visto solo la punta dell’iceberg e la montagna riguarda tutti i gruppi».
Lei che sente spesso Berlusconi, che ne dice il presidente di questa brutta storia?
«E’ preoccupato e disgustato. Ma gli ho pure detto chiaramente che se non convoca questo benedetto congresso che faccia chiarezza su programma, regole interne e questione morale, pronti ad andar via stavolta siamo davvero in tanti».