In provincia autorizzate 7 milioni 700 mila ore di cassa integrazione, dato record in Abruzzo.
TERAMO La provincia di Teramo è quella più martoriata dalla crisi, in Abruzzo. Un primato di cui si poteva fare a meno, ma con cui comunque bisogna fare i conti. Ma di cui le istituzioni, dalla Regione alla Provincia, paiono non consapevoli. Questo almeno ritiene la Cgil che ieri in una conferenza stampa ha illustrato di nuovo le allarmanti cifre della crisi. In termini assoluti, la provincia di Teramo è quella che ha il maggior numero di ore di cassa integrazione autorizzate (7 milioni 784mila circa) nel periodo gennaio-agosto. Anche più della molto più vasta provincia di Chieti, staccata per circa mezzo milione di ore. Ma quello che fa tremare le vede dei polsi è il dato della cassa integrazione straordinaria (Cigs), a cui fanno ricorso le aziende che probabilmente non si risolleveranno, destinate alla chiusura. In provincia di Teramo sono 4 milioni 643mila circa le ore autorizzate, quasi il quadruplo della provincia che dopo Teramo ha la situazione peggiore, cioè Chieti. «Perdiamo 18 posti di lavoro al giorno», esordisce il segretario generale della Cgil di Teramo, Giampaolo Di Odoardo, «la provincia di Teramo si sta cancellando da sola, non ha bisogno di aggregarsi. La provincia di Teramo, più piccola di altre, ha i dati più alti di cassa integrazione. Quelle quattro milioni di ore di Cigs riguardano lavoratori che non rientreranno più nella loro azienda, e che si aggiungono a quelli già definitivamente fuori». Di Odoardo poi “si toglie un sassolino dalla scarpa”, ma lo fa con amarezza. Fa notare che «la Cgil era in piazza, tempo fa, da sola e annunciava che stava arrivando il diluvio universale. Ora qualcuno dovrebbe chiedere scusa». E sottolinea che le manovre fatte dal governo con un aggravamento del carico fiscale non aiutano, come non aiuta la pubblica amministrazione che ritarda i pagamenti alle imprese fornitrici. «Le luci delle fabbriche sono spente. E dicono che ci sono sintomi di ripresa, che si vede una luce alla fine del tunnel. Ma non è che vedono la luce dell’entrata?», ironizza ribadendo che la situazione non è uguale in Abruzzo e non è uguale in Italia «basta guardare alle Marche in cui l è molto migliore». A questo punto il sindacalista si chiede che cosa stanno facendo le istituzioni. «Quali azioni sta mettendo in campo la politica per la provincia di Teramo? Perchè la Regione non sollecita il ministero per l’attuazione del protocollo Vibrata-Tronto? I partiti che sostengono questo governo non possono dire al ministro di sbloccare l’ accordo? La Regione pubblica “Presto” (l’acronimo di Pacchetto regionale per il sostegno al tessuto produttivo e all’occupazione, ndr) ma la Val Vibrata non c’è, ma la Valle Peligna e l’automotive sì. Certo, al punto 3 c’è la voce “contratti di sviluppo locali” che si può applicare al protocollo Vibrata-Tronto, ma bisogna farlo firmare dal governo, che però non viene sollecitato». Di Odoardo propone che i fondi Fas non utilizzati perchè le scadenze indicate sono molto strette, almeno, vengano riversati su Teramo. «Si è preso coscienza di quel che sta accadendo con notevole ritardo», aggiunge Aldo Verna, «la Regione ha ignorato quanto dicevamo da tempo. Per dare un’idea di quali sono le ripercussioni della crisi, la differenza di reddito per i lavoratori pagati con gli ammortizzatori sociali, nel Teramano, rispetto a quando prendevano un normale salario è di 40 milioni all’anno. La politica continua a non capire. Non è la prima crisi, sono cicliche, ma adesso non si stanno mettendo in campo, a differenza delle altre volte, strategie per creare nuova occupazione».