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Data: 23/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Attesa di protesta in piazza e in fabbrica. Le mogli dei cassintegrati di Pomigliano contro Fornero: non dia lezioni di bon ton. Irisbus a Roma

ROMA L’eco delle proteste dei lavoratori Fiat sale forte fino a Palazzo Chigi. Dalle mogli dei cassintegrati di Pomigliano, agli operai di quella Termini Imerese che non vuole essere dimenticata, fino al drappello dei dipendenti Irisbus che si sono spinti fino alle transenne di Piazza Colonna. È tutto l’arcipelago Fiat, tutto il mondo sindacale, che vive un sabato col fiato sospeso, guardando senza illusioni al faccia a faccia fra governo e vertici del Lingotto. «Quello che sta succedendo in Fiat ricadrà sulle nostre famiglie e sui nostri figli», hanno detto ieri dal comitato delle mogli dei cassaintegrati dello stabilimento Fiat di Pomigliano. «L’incontro-farsa di ieri a Roma, serve per imbastire nuove “favole per gonzi” - hanno aggiunto - Ma veramente qualcuno potrà mai ancora crederci? Non è più tollerabile tutto questo. Noi, con i nostri figli e le nostre famiglie, siamo costrette a fare i conti e a vivere con 750 euro al mese e siamo stanche di vedere la sensazione di disperazione, e rassegnazione alla sconfitta che comincia a fare presa sui nostri mariti e su quanti si suicidano o si tagliano le vene. Siamo stufe di sentire Monti ed i suoi professori raccontarci che abbiamo sprecato e vissuto al di sopra delle nostre possibilità e non proviamo alcuna simpatia, nè solidarietà, per il ministro che, col vestitino di seta e collanina a tono, vorrebbe predicarci il “bon ton” e la pazienza mentre gioca con la vita delle persone». A Termini Imerese oltre 400 operai e dell’indotto hanno presidiato i cancelli della fabbrica, che il Lingotto ha chiuso il 31 dicembre scorso. «Vogliamo dare un segnale forte al governo Monti e alla Fiat - ha detto il segretario provinciale della Fiom di Palermo Roberto Mastrosimone - perchè lo stabilimento di Termini Imerese è ancora di proprietà della Fiat così come gli operai sono ad oggi dipendenti della Fiat». Chi si è spinto fin sotto le finestre del tavolo Governo-azienda a Palazzo Chigi, sono stati i lavoratori della Irisbus di Valle Ufita (Avellino. Sotto il cartello «La Fiat non deve chiudere, contro Marchionne scioperiamo tutti», alcune decine di lavoratori hanno gridato fino a sera la disperazione di una vita appesa a un filo. «A fine anno scade la cassa integrazione - hanno spiegato dopo le grida contro la Fiat - Ma noi non vogliamo assistenza. Chiediamo a Monti e a Marchionne di dirci se in Italia si devono produrre autobus anche perché abbiamo mezzi obsoleti e inquinanti. Finora non abbiamo avuto risposte, non ci ricevono nemmeno. Non escludiamo di fare qualche esposto alle autorità locali». Sono in cig da luglio 2011.

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