Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/03/2026
Visitatore n. 752.647



Data: 24/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lo scandalo della Regione Lazio - Il premier: non posso essere io a risolvere un problema politico. Breve colloquio con Napolitano, poi l’incontro a palazzo Chigi

La crescente distanza dai centristi accelera la crisi

Fino a tarda sera ieri ha parlato con capigruppo e rappresentati della maggioranza per decidere come uscire dalla palude perché ormai è evidente anche per lei che così non si arriva a fine legislatura. Sono assediata, confida a chi le sta vicino, ogni giorno escono notizie nuove, così non si può andare avanti. Ha sentito al telefono Silvio Berlusconi, che l’ha implorata - per l’ennesima volta - di non dimettersi.
Il colpo di scena del lungo addio che ormai si trascina senza gloria da due settimane è avvenuto alle 19.20, quando del tutto inatteso, si è svolto a palazzo Chigi un incontro tra Renata Polverini e il presidente del Consiglio, Mario Monti.
In mattinata Polverini parla con Luciano Ciocchetti, Udc, vicepresidente della Regione. Le dimissioni annunciate da tutti i consiglieri del Pd preoccupano, sono uno schiaffo doloroso per la presidente che si era presentata ed era stata eletta come la rinnovatrice della politica. Ma soprattutto Polverini teme un effetto trascinatore anche nell’importante partito alleato, l’Udc, visto che ad esempio Buttiglione aveva invitato i centristi a lasciare. Ciocchetti la rassicura. Rodolfo Gigli, una delle voci più esperte dell’Udc, osserva però: «O c’è un cambio reale, o continuare in questo modo non ha alcun senso». A tarda sera il bilancio dei consiglieri che hanno assicurato le dimissioni sarà preoccupante: secondo Montino, capogruppo del Pd, sono 27 (Pd, Idv, Sel, Verdi, Radicali, Lista Civica dei Cittadini, Federazione della Sinistra ed Mpa, che prima era in maggioranza). I due Radicali fanno sapere che, se saranno decisive le loro dimissioni, lasceranno. C’è poi il giallo di Pascucci, Mpa, che in serata firma un documento di tutti i capigruppo di maggioranza che chiede alla presidente di non arrendersi.
Per tutto il giorno Polverini è nervosa, sembra che questo settembre orribile (l’operazione per rimuovere il tumore alla tiroide, le polemiche sul ricovero all’ospedale Sant’Andrea e poi lo scandalo delle spese folli in Regione) non voglia finire. Nel pomeriggio va all’Auditorium, dove c’è un importante convegno di medicina al quale partecipa anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Chi le sta vicino la descrive nervosa, a sprazzi rassegnata, demoralizzata. Avvicina Napolitano e gli chiede di intercedere con Monti perché le fissi un incontro in tempi brevi. Qualcosa di inusuale, ma ormai nulla di quanto sta succedendo alla Regione Lazio è normale. Polverini scambia anche qualche parola con il sindaco Gianni Alemanno, con il quale in passato i rapporti sono stati burrascosi. Ecco, il sindaco: in molti leggono il videomessaggio pubblicato ieri, in cui Alemanno chiede un azzeramento totale nel centrodestra, come un attacco a Renata Polverini e anche questo potrebbe avere causato la sua reazione. Ma Alemanno ribatte: «Non è vero, io ho sempre detto che la Polverini fa bene a non dimettersi. Quello che sostengo è che dobbiamo rifondare una realtà che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, o di riferimenti politici ma anche di comportamenti che rendono credibili questi valori di fondo come persone, famiglia, nazione e merito». Alemanno e Polverini si parlano, entrambi concordano che la corda è tesa da ormai troppi giorni e presto si spezzerà, con l’inchiesta giudiziaria in corso, l’interessamento della Corte dei conti, il Pdl senza una forma organica spendibile in consiglio regionale, con Fiorito che ormai è diventato una stella della tv dove va a spargere veleno contro tutti.
Verso le 19 Renata Polverini, accompagnata dalla sue fedele segretaria Rossella, lascia l’Auditorium. C’è un particolare che più di tante cose rivela che il suo umore è nero, il morale sempre più incrinato: se c’è una cosa che la presidente non ha mai temuto è stato il contatto con i giornalisti, anche quando c’era magari da rilasciare qualche dichiarazione corrosiva o da ribattere a muso duro a qualche domanda ritenuta impertinente. Ieri sera no, ieri sera Renata Polverini se ne è andata quasi di nascosto, lasciando l’Auditorium in macchina, scegliendo la strada riservata del parcheggio. Alle 19.20 arriva a palazzo Chigi, dove Monti l’attende in seguito alla mediazione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Fonti ufficiali assicurano che l’incontro non era in agenda, segnale anche questo delle ore drammatiche che sta vivendo la Regione. La scorsa settimana la governatrice aveva voluto incontrare il ministro dell’Interno Cancellieri per conoscere le procedure in caso di dimissioni dalla Regione. La richiesta di un colloquio con il presidente del Consiglio viene giudicata da palazzo Chigi «assolutamente irrituale». Ma il premier acconsente, ci mancherebbe.
Polverini entra direttamente nello studio del professore. Restano così per quaranta minuti a quattr’occhi. Se la governatrice ha chiesto a Monti un consiglio se restare al proprio posto oppure dimettersi, certo - fanno notare a palazzo Chigi - il professore non l’avrà incoraggiata a continuare. Di certo, chiede a Monti una sua valutazione della crisi alla Regione Lazio e gli illustra la sua versione dei fatti, spiega quale sia stato il suo ruolo nella vicenda degli sprechi (per non parlare di altro) del Consiglio regionale.
«Non può essere il premier», risponde con chiarezza Monti, «a risolvere un problema di natura politica». Certo, doveva esserci un certo imbarazzo: Polverini fino a qualche settimana fa era la più battagliera nell’andare a trattare con Monti contro i sacrifici della spending review, nel sostenere che il Lazio aveva già tagliato tutto ciò che c’era da tagliare. Ora Monti legge sui giornali di un Consiglio regionale dove si spendono con grande allegria milioni di euro per vacanze, cenoni, convegni, book fotografici. I margini per tagliare c’erano.
Comunque sia il presidente del Consiglio ascolta Renata Polverini, entrambi prendono atto che la situazione è molto grave. C’è l’accordo perché sia la Regione a diramare un comunicato stampa sui contenuti del colloquio, ma Polverini torna nell’ufficio e ha altro a cui pensare. Mentre quelli del suo cerchio magico (l’assessore al Bilancio Cetica, il capo di gabinetto Zoroddu e il segretario generale Ronghi) o non rispondono al telefono o dicono di non sapere nulla, lei comincia una serie di consultazioni con la maggioranza. Chiama i capigruppo, rivede Ciocchetti. Non è normale, di domenica sera, sembra proprio l’anticamera delle dimissioni. Oggi c’è la riunione di maggioranza ufficiale e quella dei capigruppo. Potrebbero essere le ore decisive per le dimissioni che per la Polverini, al termine di un settembre orribile, avranno il sapore di una liberazione. In più occasioni, quando la sua maggioranza dava pessimi spettacoli con litigi e mancanze di numero legale, lei ogni tanto si sfogava: «Ma pensate che io resterò qui per sempre a combattere con ’sti matti?». Forse oggi ci sarà la risposta.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it