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Data: 24/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
La Polverini vede il premier e vuol commissariare il Pdl Aria di crisi in Regione, la presidente incontra Monti, riunisce la maggioranza e chiede la testa di Abbruzzese

L’ultimo colpo di scena è arrivato ieri sera, quando si è diffusa la notizia dell’avvenuto incontro tra la presidente della Regione, Renata Polverini e il presidente del Consiglio, Mario Monti che oggi volerà a New York. A fissare l’insolito appuntamento con il premier sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al convegno «Unità e valore della Chirurgia italiana». Uscita da un ingresso secondario la governatrice si sarebbe recata subito dopo a Palazzo Chigi. L’oggetto dell’incontro, la situazione nel Lazio e le possibili ripercussioni sul piano di rientro della Sanità e sull’Emergenza rifiuti in caso di di scioglimento anticipato della legislatura laziale. Nello stesso momento la riunione del segretario regionale del Pd, Gasbarra volgeva a termine: i 14 consiglieri regionali si sono dimessi. A seguire anche quelli dell’opposizione. Il rischio impasse insomma resta altissimo. Poco dopo la presidente convocava in Regione una serie di incontri prima con i fedelissimi, poi con gli assessori e infine con tutti i capigruppo della maggioranza. Margini per resistere ancora ci sono. A una condizione però. Che il Pdl dia una segnale dirompente, ovvero l’azzeramento di tutte le cariche del partito e alla Pisana, da compiere in 24 ore. In altre parole si attende quel commissariamento, già richiesto, ma del quale non si è vista traccia e ovviamente la testa del presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese. Una nota a tarda serata ha quindi confermato la fiducia nella governatrice da parte di tutti i capigruppo di maggioranza. «La maggioranza della Regione Lazio giudica infantile l’atteggiamento di una minoranza che, prima vota con noi provvedimenti essenziali per restituire moralità e credibilità alla politica, per poi tentare di oscurarli con un’incomprensibile dietrofront rappresentato dalla sceneggiata delle finte dimissioni, miranti esclusivamente a placare l’ansia propagandistica dei loro partiti. La maggioranza è orgogliosamente al fianco di una Presidente di Regione onesta e determinata - conclude la nota - incitandola a proseguire nell’incisiva azione di governo fin qui svolta». A firmare la nota congiunta anche i quattro presidenti dei monogruppi che proprio oggi dovrebbero sciogliersi in virtù dei tagli. E sui voti dei quali l’opposizione spera di "guadagnare" qualche numero in più verso lo scioglimento dell’Assemblea laziale. Le dimissioni, che sembravano quanto meno «sospese» dopo il voto unanime del Consiglio regionale ai tagli imposti dalla Polverini sono così tornate al primo posto dell’agenda politica, a questo punto, italiana. Il colpo di scena della governatrice, che ricorda quello con il ministro Cancellieri di giovedì, è arrivato dopo una lunga giornata in cui l’atteggiamento di gelo nei confronti di Renata da parte dell’alleato più prezioso, l’Udc di Casini, è filtrato senza neanche troppa difficoltà. Del resto, i centristi hanno prima guardato in silenzio lo scandalo che ha travolto il Pdl poi, da fedeli alleati hanno espresso il sostegno alla Polverini, con l’obiettivo di dare una svolta politica e amministrativa alla Regione. Ma qualcosa all’interno dello stato maggiore dell’Udc si stava già muovendo. In via Due Macelli nell’attesa di capire davvero quale direzione prenderanno governatrice e Pdl, si studia l’exit strategy. La prima mossa è quella di portare a casa tagli e riforme del Lazio. Una carta di riscatto "dovuta" nei confronti di un elettorato basito rispetto a quanto costretto a leggere ogni giorno sui giornali. Ma da mesi il partito di Casini lavora a un progetto dei moderati che possa portare almeno nella Capitale a un avvicinamento con il Pd. Non a caso neanche un mese fa i due si parlavano "a distanza", prima il segretario regionale del Pd Gasbarra a lanciare un appello ai moderati per un nuovo progetto politico, poi la replica del vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti a ricordare che da tempo i centristi lavorano a una nuovo contenitore dei moderati a patto che si superi il vecchio schema di contrapposizione centrodestra-centrosinistra. In altre parole, l’alleanza Udc-Pd è possibile su Roma senza Zingaretti candidato. Un’ipotesi sulla quale i due partiti lavorano da mesi, con un dilemma: si può governare Roma con il Pd e la Regione con il Pdl? La risposta arriverà presto. Certamente la crisi nel Pdl (non solo del Lazio) facilita il compito. Anzi, fornisce ulteriori stimoli. Far cadere oggi, o nei prossimi mesi, la Polverini significa non dare modo al partito di Berlusconi di riprendersi da una caduta libera e dunque gran parte dell’elettorato Pdl potrebbe finire proprio nelle urne di Casini. La scelta poi all’interno dell’Udc sembra essere addirittura "obbligata" alla luce dei commenti durissimi del Vaticano sullo scandalo Lazio. Per questo non si ragiona più sul Polverini sì, Polverini no ma se andare all’election day con le elezioni di Roma in primavera o anticipare quelle del Lazio. A decidere sarà la conclusione o meno dell’alleanza con il Pd. In questo caso il partito di Casini potrebbe ambire alla candidatura a sindaco della Capitale, proponendo magari il ministro Riccardi e il Pd quella della presidenza della Regione, per la quale sarebbe già pronto il nome di Gasbarra. O chissà, magari gli stessi nomi ma a candidature invertite. L’argomento di alleati e opposizioni al Pdl è, squisitamente, questo. Da oggi potrebbe diventarlo anche per un Pdl incredibilmente assente in un’altra lunghissima giornata per la politica del Lazio.

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