Dunque papa Ratzinger accelera e rilancia: no ad ogni forma di aborto, a pratiche eugenetiche e matrimoni omosessuali. Il Santo Padre riceve la delegazione dell’internazionale Dc, benedice il più importante leader centrista italiano, Pierferdinando Casini, e poi cesella un discorso che, anche se declinato nella rarefatta della prudenza pontificale, non lascia spazio al dubbio.
È un salto di qualità, quello prodotto dalle parole del Papa, che non potrà restare senza conseguenze per la politica italiana. È un discorso che prefigura uno scenario. E che si spiega meglio, se lo si prova ad inquadrare nella progressione di segnali che l’Oltretevere sta lanciando in questi giorni alla politica italiana.
Sabato, tanto per cominciare,una durissima presa di posizione di Avvenire aveva stupito anche i più attenti vaticanisti: il quotidiano dei vescovi, infatti, si era schierato contro Pierluigi Bersani sui temi del fine vita (cosa ancora più strana perché il leader del Pd non ne ha quasi parlato). E pochi giorni prima non era passata inosservata la sfilata del ministro Corrado Passera a Chianciano, all’assemblea dell’Udc, con il retroscena rivelato da La Repubblica (e mai smentito) di un avvicinamento al partito di Casini. E nemmeno può sfuggire il peso dell’intervista di un altro ministro cattolico, Lorenzo Ornaghi, che sempre su Avvenire auspicava un nuovo assetto politico: «I cattolici – diceva – devono avere una loro forza». Già, quale?
In mezzo a questo turbine, visto che il caso si alterna alla necessità, è caduta la recente presentazione dell’ultimo libro del cardinal PierCamillo Ruini, per cui è accorsa una platea dove si stagliavano la chioma cotonata di Gianni Letta e la barba sale e pepe del ministro Andrea Riccardi (ex portavoce della comunità di Sant’Egidio). Quella sera dove, forse per la prima volta, (questo è un fatto ancora più interessante) mancava un dirigente del Pd. Il partito di Pierluigi Bersani, insomma, in Vaticano è considerato molto diversamente da quello “evangelizzato” e capitolino di Walter Veltroni.
Nel suo messaggio di ieri il Papa si rivolge espressamente alla politica. E invita i partiti cattolici a garantire «il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale, con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica». Benedetto XVI, considera queste battaglie un impegno irrinunciabile «che si intreccia con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare».
E ancora: «È nella famiglia fondata sul matrimonio e aperta alla vita - dice il Pontefice – che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo al tempo stesso – dal bambino al malato, all’anziano – la solidarietà che gli occorre». Subito dopo il papa aggiunge: «Ed è ancora la famiglia a costituire il principale e più incisivo luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per aiutarli a trarre fuori il meglio di sè. La famiglia, cellula originaria della società – sottolinea Ratzinger – è radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale».
Solo un discorso proforma, provano a sostenere i minimalisti. Ma non è un caso che sia pronunciato proprio nel giorno della visita di Casini e davanti ai leader scudocrociati di tutto il mondo. E nemmeno che si torni, di fatto, a posizioni pre-woytiliane, non solo nella forma, ma anche nei contenuti.
Forse non è nemmeno un caso che tutto questo accada nella stessa settimana in cui Nichi Vendola, principale alleato di Pierluigi Bersani, fa arrabbiare un cattolico del Pd come Beppe Fioroni, che aveva invitato il leader di Sel ad allinearsi sui temi civili (o a uscire dall’alleanza).
Non certo perché un discorso del Pontefice possa essere influenzato dai piccoli terremoti della politica italiana, ma perché questi terremoti sono comunque figli di un cambio di baricentro che porta Bersani e Vendola (e persino Francesco Rutelli!) su posizioni che l’ala cattolica e tradizionalista del Pd considera sempre più laiciste e insostenibili, e che il Vaticano reputa pericolose. Insomma, anche questo discorso diventa un segnale.
Quello che sta accadendo è una collisione tra diversi piani, dove le parole del pontefice fanno cortocircuito con la politica, ribadiscono l’indissolubilità del matrimonio e favoriscono l’ascesa di un movimento centrista, fondato sulla ricomposizione della diaspora dei cattolici in politica. Un polo che – questa è la novità – guarda a destra e si fa competitivo, con quello che i cattolici definiscono “lacista”. Ovvero il Polo “della Speranza” nato intorno al patto d’acciaio tra Sel e Pd.