Cerimonia viva, come vivo è il ricordo dell’ultima tragedia del mare, costata la vita a Cristian Dell’Osa, e della scomparsa di un armatore storico come Procolo Romano. Viva come l’attualità di un porto impantanato nei fondali pieni di sabbia e nell’incapacità ormai cronica della politica di dare una risposta ala marineria e in generale alle forze economiche della città. Così, il 35° anniversario della inaugurazione del monumento ai caduti del mare, sulla banchina sud del porto canale, si è trasformato ieri nella richiesta di un forte impegno alla classe politica per la soluzione del problema del dragaggio: «Il mare, il porto e il fiume - ha detto il prefetto Vincenzo D’Antuono - sono beni da tutelare, risorse inestimabili per la città di Pescara».
Appello prontamente raccolto dal vicesindaco Fiorilli: «Pescara - ha detto - riavrà il suo porto, lo dobbiamo ai tanti caduti del mare. Il monumento che oggi celebriamo rappresenta anche un monito al dovere che deve caratterizzare chiunque abbia responsabilità di governo».
La cerimonia ha avuto inizio alle 10,30 con gli onori al prefetto D’Antuono da parte del picchetto della guardia costiera. L’arcivescovo Tommaso Valentinetti ha poi benedetto le due corone che sono state deposte in onore dei caduti del mare, una alla base del monumento e l’altra affidata alle acque del fiume Pescara. Erano presenti, tra i rappresentanti della marineria, la vedova e il figlio di Cristian dell’Osa, che hanno ricevuto la medaglia di bronzo della presidenza della Repubblica, la famiglia Camplone, che aveva adottato il pescatore scomparso in mare durante la burrasca di agosto scorso, la moglie di Procolo Romano, l’armatore morto lo scorso mese per un malore, dopo essere stato tra i primi a salpare per partecipare alle ricerche di dell’Osa. Premi e riconoscimenti sono andati a quanti hanno partecipato al soccorso dell’equipaggio del Vichingo II e alle ricerche di Cristian Dell’Osa: gli equipaggi della motovedetta 828 della capitaneria di porto 828, delle unità 255 e 292 della guardia costiera, la squadra nautica e la componente aerea della polizia di stato, il nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, comandanti e marinai della Emily di Procolo Romano, della Nuova zita di Mario e Massimo Camplone.
A volere il monumento, 35 anni fa, fu l’associazione caduti del mare, presieduta oggi da Gianni Papponetti, presente alla cerimonia insieme al comandante del porto Pozzolano, ai rappresentanti delle forze dell’ordine e alle autorità civili della città.