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Data: 24/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, sindacati all’attacco critiche da Bersani e Casini

Il segretario Pd: problemi tutti aperti. Il leader Udc: no a incentivi

ROMA Comunque lo si interpreti il vertice tra Monti e Marchionne non ha prodotto sconvolgenti risultati: un impegno condizionato (dall’andamento del mercato) di Fiat a mantenere i venti miliardi di investimenti in Fabbrica Italia con conseguente salvaguarda degli stabilimenti italiani. Un impegno verbale del governo a supportare le iniziative del Lingotto, soprattutto sul versante dell’export. Il futuro è legato al mercato, ma non solo. Un po’ poco per essere ottimisti. Chiaro che la politica e il sindacato sollecitino chiarimenti più robusti. Il Pd, per voce del suo responsabile economico, Stefano Fassina, chiede all’esecutivo di riferire in parlamento e di allargare ai sindacati il tavolo del Mise; le organizzazioni sindacali pretendono un confronto diretto con Sergio Marchionne. Peraltro già promesso a luglio dall’amministratore delegato e che si terrà prima del 30 ottobre, giorno fissato per il cda del gruppo.
Ma è anche probabile che nei prossimi giorni i leader confederali avranno un primo faccia a faccia con il ministro Elsa Fornero, in particolare per studiare i meccanismi di un possibile ricorso della cassa integrazione in deroga in vista della scadenza di quella ordinaria. Nel corso del vertice dell’altra sera il tema non sarebbe stato toccato, ma è un fatto che negli stabilimenti Fiat oggi la cig va a coprire largamente i vuoti prodotti dalla scarsa produzione per la oggettiva per quanto generalizzata crisi del mercato.
Insomma, ci sono tutte le condizioni per non immaginare un futuro roseo: per i dipendenti diretti del gruppo e per quelli dell’indotto. «Nonostante gli sforzi dell’esecutivo - ammette i segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - mi pare che il problema Fiat rimanga tutto aperto. Al tavolo c’era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo Stato, senza una prospettiva futura. Credo che serviranno anche altri, urgenti incontri con i protagonisti del settore auto dove ci giochiamo un pezzo dell’avvenire del Paese». Duro il giudizio del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, contrario ad agni forma di incentivi a favore dell’azienda: «Sono contrario. Non mi sento rassicurato, ma preoccupato. Fiat adempia gli impegni che aveva preso. Lo Stato ha fatto bene ad aiutare, abbiamo già dato, ora dia l’azienda». «E’ positivo - rileva il segretario del Pdl, Angelino Alfano - l’avvio di un percorso condiviso tra Fiat e governo, ma ora lo stesso governo dovrà individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Torino». Semplicemente caustico Cesare Romiti, per anni al vertice della casa torinese: «Non si è combinato nulla».
Sono interrogativi e preoccupazioni che albergano anche nelle organizzazioni sindacali. Fiat, dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, deve spiegarci quali sono i suoi programmi. «Anche se - sottolinea - i gufi sono stati smentiti perché Marchionne ha confermato che non andrà via dall’Italia». «Non ho mai creduto - osserva il numero uno della Uil, Luigi Angeletti - che Fiat volesse abbandonare il nostro Paese perché l’Europa è un mercato troppo importante per l’auto, però deve rischiare un po’ di più, gli imprenditori non possono investire solo quando si vende. Ora serve un confronto serrato per capire quali sono i modelli e quando li vorranno produrre in Italia». «Gli operai - fa rilevare il segretario generale dell’Ugl, Giovani Centrella - chiedono certezze e ci aspettiamo a breve una convocazione del governo». La posizione della Cgil è nota. Susanna Camusso non crede e non ha mai creduto agli impegni assunti da Torino: «Ci sembra che non sia cambiato nulla rispetto al giorno prima del vertice. Fornero ci aveva promesso un incontro, credo che sia il caso di accelerare i tempi e invitare anche l’azienda».

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