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Data: 24/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Bersani: «Il caso Fiat resta aperto» E i sindacati insistono: devono convocarci tutti

L’esito del vertice governo-Marchionne non convince nemmeno Casini.

Il «problema Fiat», nonostante gli sforzi del governo e l’incontro di sabato sera, resta aperto. L’impegno del Lingotto di mantenere intatti i livelli occupazionali in Italia, ma allo stesso tempo abbandonare il progetto «Fabbrica Italia» (investimenti per 20 miliardi) «perché con questa crisi non si può investire», convince pochi tra politici e sindacalisti. In un quadro così delicato, che coinvolge decine di migliaia di lavoratori, le parole vengono pesate, ma le reazioni sono tutt’altro che soddisfatte. Il segretario del Pd Bersani non vede prospettive: «Nonostante gli sforzi del governo mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di sabato c’era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo Stato, senza una prospettiva sicura». L’ad di Fiat Marchionne, infatti, dopo aver spiegato nei giorni scorsi come gli investimenti negli altri Paesi siano possibili grazie agli incentivi statali, ieri ha posto con decisione la questione della cassa integrazione anche per il 2014, in deroga alla riforma Fornero. Perché dal prossimo anno la cassa dovrebbe scomparire per lasciare posto all’Aspi. Fiat insomma dichiara «restiamo in Italia, non chiudiamo altri stabilimenti» (dopo Termini Imerese e Irisbus), ma alza la posta. E Bersani il bicchiere lo vede mezzo vuoto: «Una tale prospettiva non è più garantita solo dalla Fiat. Credo che ci vorranno anche altri e urgenti incontri con i protagonisti del settore: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali». Governo e Fiat si sono accordati per istituire un tavolo al ministero dello Sviluppo con verifiche periodiche. Può bastare? Casini (Udc) vede nero: «Sono contrario ad altri incentivi. Non mi sento rassicurato ma preoccupato. La Fiat adempia agli impegni che aveva preannunciato. Questa è serietà. Lo Stato ha già dato, ora dia la Fiat». Da Palazzo Chigi nessuna sorpresa: «E’ normale che i partiti segnalino i loro timori – spiega una fonte di governo vicino al premier Monti – anche perché siamo in campagna elettorale, e comunque le critiche sono rivolte all’azienda non al tentativo di Monti». Molto più morbido il Pdl con Cicchitto che riconosce le difficoltà della situazione dovuta alla crisi» per poi «auspicare che l’impresa spieghi qual è il progetto sostitutivo rispetto a Fabbrica Italia e si confronti con i sindacati». Il segretario Alfano considera positivo «il percorso condiviso», e al governo dice che si dovranno individuare «misure per tutte le imprese e non solo per la Fiat». Elogiando poi il «sindacato riformista che in questi anni ha saputo assumere responsabilità». Stesse parole che va ripetendo da giorni il segretario della Cisl Bonanni, in difficoltà dopo che il castello «Fabbrica Italia», causa della divisione con la Fiom, è crollato di botto. «I gufi sono stati smentiti – commenta Bonanni – . Ora vogliamo una verifica con Marchionne sui futuri piani di investimenti Fiat in Italia». E attacca la segretaria della Cgil Camusso: «Se avesse la forza di Cisl e Uil nel prendersi le responsabilità potrebbe dire di essere arrivata a un livello ottimale di responsabilità». C’è tensione nei sindacati, anche se la Cgil sa bene che in questa occasione sono altri in difficoltà, dopo aver avallato la politica della Fiat per molto tempo. E Susanna Camusso taglia corto: «Ci sembra non sia cambiato nulla rispetto al giorno prima. Credo sia il caso di accelerare l’incontro col governo e invitare anche l’azienda».

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