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Data: 24/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Gli edili contro l’Anas: ci deve 8 milioni

Non pagate decine di imprese teramane già colpite dalla crisi. L’Api accusa: le aziende sono costrette a chiudere

Il presidente LUIGI savini Il governo dia subito i soldi alla società delle strade per versarci il dovuto, sono in gioco centinaia di posti di lavoro in provincia

TERAMO Cade anche l’ultimo baluardo, l’Anas. Imprese edili strette in una morsa fra il difficile accesso al credito e i ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti. E su quest’ultimo fronte, l’unico ente che pagava in maniera regolare, l’Anas ha iniziato con i ritardi. «La situazione non è più tollerabile per il settore, molte imprese sono costrette a chiudere», esordisce Luigi Savini, presidente dell’Api Edil di Teramo. Attualmente le imprese teramane attendono pagamenti per almeno 8 milioni di euro dall’Anas. A questo si aggiungono i ritardi degli altri enti - i Comuni in testa -che ormai versano quanto dovuto alle aziende con ritardi che variano da 9 mesi a un anno. «Questi ritardi stanno uccidendo l'intero comparto», osserva il presidente del collegio costruttore edili. «Dalla politica tante promesse e parole ma nulla di concreto, vedi l'ultimo decreto sulla certificazione dei crediti tanto osannato, che in realtà si sta rilevando uno strumento inefficace poiché i pagamenti da parte degli enti locali e delle Regioni dovranno avvenire "nel rispetto del patto di stabilità". Forse chi ci governa» dichiara Savini, «non ha ben chiaro il danno che i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione stanno generando. Le imprese, anche quelle sane, stanno chiudendo per mancanza di liquidità ed hanno più che mai bisogno di ricevere il giusto compenso per il lavoro prestato». E ora certamente non consola che l'unico ente che pagava regolarmente, l'Anas, controllata al 100% dal ministero dell'Economia, comincia a mostrare difficoltà ad onorare gli impegni assunti con le imprese esecutrici degli appalti. «Alcune imprese associate denunciano, infatti, ritardi di pagamento di ben 4 mesi e un debito di svariati milioni di euro. Nel frattempo però, per essere in regola, hanno l'onere di pagare lavoratori, Inps, Inail, Edilcassa e quant'altro (per partecipare agli appalti è necessario avere il Durc, il documento unico di regolarità contributiva, il quale certifica che l’impresa è in regola con i versamenti, ndr). La situazione legata all’Anas si sarebbe dovuta risolvere già da un paio di mesi, in base alle rassicurazioni della stessa società e grazie al trasferimento di fondi da parte del ministero delle Infrastrutture», aggiunge Savini, «ma ad oggi il problema persiste, i ritardi aumentano e le aziende chiudono». L’Api Edil chiede che fine abbiano fatto questi fondi. «Molte imprese», conclude Savini, «non hanno più neanche le disponibilità per poter partecipare alle gare spesso con la stazione appaltante con cui vantano un credito, e questo ha davvero del paradossale», osserva sconsolato Savini. Il governo, secondo l’associazione, deve rapidamente mettere a disposizione dell’Anas le somme destinate a pagare i crediti di tutte le imprese che operano nel settore stradale. In caso contrario, molte di esse, già penalizzate per la riduzione del mercato e per le difficoltà di accesso al credito, si vedranno costrette a chiudere. Sono in gioco, secondo l'associazione, la sopravvivenza di molte imprese e lavoratori. Un altro aiuto sarebbe la liquidazione dei 25 milioni di euro di rimborsi dei danni dell’alluvione del 1° marzo 2011: parte dei fondi è destinata ai Comuni che devono ancora pagare, o l’hanno fatto solo in parte anticipando le somme, le imprese edili che intervennero.

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