«Non esultiamo, aspettiamo di vedere le intenzioni della giunta regionale scritte nero su bianco». È questa la reazione di Pietro Mitrione, capostazione in pensione e animatore dell'associazione «In Loco Motivi», alla notizia della riapertura della Stazione ferroviaria di Avellino e al ripristino di metà delle corse verso Benevento e Salerno. Soluzione definita «ragionevole» dal vicepresidente Giuseppe De Mita, a margine della riunione di giunta a Palazzo Santa Lucia, che ha decretato un netto passo indietro rispetto alla decisione assunta, lo scorso 9 agosto, di eliminare le 19 corse rimaste in provincia. «Considerando - continua Mitrione - i personaggi in questione, gli stessi che durante l'estate hanno tentato l'ennesimo scippo ai danni dell'Irpinia, cioè quello della Stazione in Valle Ufita sulla linea dell'Alta Capacità Napoli Bari, aspettiamo di vedere i documenti». I personaggi a cui fa riferimento Mitrione sono l'assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella e il vicepresidente della giunta regionale Giuseppe De Mita. «Ogni tanto chi fa politica a livelli così alti, invece di provare a rianimare il morto dovrebbe avere la capacità di dire "abbiamo sbagliato". Se realmente riapre la Ferrovia, niente dovrà essere come prima. È necessario mettere in campo un'idea complessiva per il trasporto pubblico in provincia. Innanzitutto, pensando ad un serio programma di integrazione del trasporto su ferro con quello su gomma. Bisogna prendere coscienza dell'importanza del trasporto ferroviario sul nostro territorio, altrimenti si proseguirà con la politica delle concessioni che servono solo ad alimentare clientele e favoritismi, come è accaduto con la chiusura della tratta Benevento-Avellino- Salerno. Il 9 settembre mentre a Borgo Ferrovia si sentivano i rumori della partenza dell'ultimo treno, qualcuno altrove stava festeggiando. Lo stesso sta accadendo con la chiusura dell'Avellino- Rocchetta Sant'Antonio: quella tratta è già interessata da operazioni di smantellamento. L'Air può diventare il volano per una nuova politica di integrazione ferro-gomma, ma attraverso una concorrenza leale. Che senso ha ripristinare un treno verso Benevento e avere, in contemporanea, il bus privato che parte da Piazza Macello? La chiusura della Stazione, i continui tagli al settore trasporti, sono segni di una mancata programmazione politica. Che fine ha fatto, ad esempio, il discorso della Metropolitana regionale, l'unico che potrebbe mettere effettivamente Avellino nelle condizioni di definirsi città?». «Questa vicenda - conclude Mitrione - non può finire a tarallucci e vino: se non si rilancia il trasporto su ferro, significa condannare l'Irpinia a vivere costantemente con l'assillo della sopravvivenza, rinviando semplicemente il problema di qualche anno. Comunque vada a finire, questa resterà sempre una pagina nera scritta da autori ben noti, contro Avellino e l'Irpinia».