Accelerazione nell’inchiesta sul passaggio di quote della Pescara calcio
Con un giorno di anticipo sul previsto, Vincenzo Serraiocco è stato ascoltato ieri in Procura in merito al reato di truffa aggravata a danno di due persone, reato ipotizzato dal Pm Giampiero Di Florio che ha concluso la parte preliminare dell'indagine. Ieri mattina, l'assessore Udc autosospesosi dall'incarico ha parlato due ore davanti agli agenti di Polizia giudiziaria della vicenda oggetto dell'inchiesta scaturita dalla querela di Sandro Cacciagrano e Gabriele Liberatore. L'accusa, invero molto grave, è quella che Serraiocco, con raggiri e artifici, si sarebbe fatto dare dai due circa 25mila euro che, aggiunti agli altri 5mila messi da Serraiocco, sono stati poi versati con due assegni circolari sul conto della società calcistica. Serraiocco ostenta serenità condivisa dal suo avvocato, il consigliere comunale dell'Udc Vincenzo Di Noi: «La testimonianza di Serraiocco si riferisce alle vicende degli anni 2008 e 2009 ed esclusivamente al capo di imputazione», ovvero la truffa aggravata. Deposizione che invece non c'è stata da parte dei due testimoni a discarico annunciati dallo stesso difensore di Serraiocco: «Saranno ascoltati nei prossimi giorni», ha puntualizzato Di Noi lasciando intendere che potrebbe trattarsi di carte decisive a favore del suo assistito. Sull'altro fronte, quello dei querelanti, la campana dà un ben diverso rintocco e l'avvocato Alessandro Di Vincenzo, che cura gli interessi di Cacciagrano e Liberatore, annuncia a sua volta di avere numerosi testimoni a carico. Al di là delle posizioni partigiane, la questione chiave è se Cacciagrano e Liberatore erano diventati soci della Pescara Calcio oppure no, visto che la loro denuncia muove proprio dall'assunto di aver dato i soldi a Serraiocco con la promessa di acquisire quote azionarie del club. Serraiocco afferma che i due assegni furono versati alla Pescara Calcio e che non fu certo lui a intascarli. La parte offesa ribatte che se i soldi furono prestati dovevano essere comunque restituiti, se invece, come recita l'imputazione del Pm, i 25mila euro erano stati affidati a Serraiocco con la precisa intesa di diventare soci del club biancazzurro con il passaggio obbligato della registrazione degli atti davanti al notaio, anch'essa garantita a parole e mai concretizzata, sempre stando alla querela di Cacciagrano e Liberatore e all'accusa del magistrato. E poi c'è la questione dell'accusa per esercizio abusivo della professione: Serraiocco ha nella cartella il documento che attesta il superamento dell'esame di Stato per l'abilitazione, documento rilasciato nel 2010, confermando peraltro di non essere iscritto all'Albo dei dottori commercialisti. Ma l'inchiesta è relativa a un periodo precedente (2008 e 2009), quando Serraiocco non aveva ancora sostenuto l'esame.
Dogali (Udc): «O chiarisce subito o deve dimettersi»
Il caso politico segue di pari passo quello giudiziario, anche se all'Udc hanno persino più fretta. Il capogruppo Vincenzo Dogali, dopo aver riferito ai consiglieri di opposizione, ha ripercorso le tappe della vicenda mettendo precisi paletti: «Contiamo di sapere la verità entro due settimane. Serraiocco è stato ascoltato in Procura e noi ci auguriamo vivamente che riesca a dimostrare la sua innocenza da un'accusa tanto grave. Un passo importante Serraiocco l'ha già fatto con l'autosospensione e la rinuncia all'indennità di assessore. Ma è chiaro che non possiamo aspettare a lungo: se Serraiocco sarà prosciolto tutto ok, altrimenti dovrà dimettersi e subito dopo indicheremo al sindaco Mascia il nome del nuovo assessore». Alle domande dei partiti di centrosinistra si aggiungono quelle ficcanti di una parte della stessa Udc, che non ha gradito affatto la difesa d’ufficio di Serraiocco e il braccio di ferro intrapreso con la direzione nazionale, che aveva deciso l’immediata sospensione dell’assessore dal partito. In questo modo, sottolinea chi contesta la scelta della direzione provinciale, l’Udc ha difeso solo la poltrona di assessore, mentre sarebbe stato più opportuno, e politicamente lungimirante, dare un segno di discontinuità e trasparenza chiedendo e ottenendo subito le dimissioni di Serraiocco.