CHIETI Banchi della maggioranza di nuovo semivuoti ma il consiglio comunale si tiene comunque grazie alla presenza dell’opposizione che evita un’altra magra figura ad una coalizione di centrodestra sempre più sfilacciata. L’assemblea civica, riunitasi in prima convocazione per discutere di semplici ordini del giorno, si infervora sullo scottante tema del riordino delle Province su cui, domani mattina, si pronuncerà in maniera definitiva la Consulta delle autonomie locali (Cal). L’indicazione del Cal, poi, approderà in consiglio regionale che trasmetterà le sue decisioni al ministero. Ma Chieti, a quanto pare, potrebbe essere di nuovo penalizzata da scelte politiche che premono per l’unione con Pescara pronta a diventare anche capoluogo della Provincia di Chieti. L’unica, insieme all’Aquila, ad avere i requisiti di legge per essere salvaguardata. La miccia in aula è stata accesa da Emiliano Vitale, consigliere Pdl. «E’ falso, come dice il Pd, che la maggioranza politica che siede nel Cal sia del Pdl. La verità è che dieci componenti sono di centro sinistra e soltanto sette» attacca Vitale- «sono del Pdl. Quindi è giunto il momento di fare chiarezza perché, qualora Chieti perdesse lo status di capoluogo, le colpe sarebbero tutte del Pd». Il consiglio si trasforma in una polveriera dato che nella scaletta dei punti da trattare non c’era ombra del riordino delle Province. Volano accuse e insulti tra i due schieramenti politici che fanno a gara per prendere la parola tra l’evidente imbarazzo del presidente del consiglio Marcello Michetti. Il senatore del Pd Giovanni Legnini replica stizzito alle insinuazioni di Vitale. «La posizione del nostro partito è stata espressa in consiglio comunale con la firma del documento che chiede il mantenimento di Chieti capoluogo di Provincia. Avremmo preferito che si fossero intavolate proposte per l’inizio di un confronto serio con Pescara ma così non è stato. Per il resto sarà il consiglio regionale a trasmettere lo schema di riordino delle Province al Governo e il Pdl» tuona Legnini «non mi venga a dire che in quella sede non ha la maggioranza». In aula piomba il silenzio fino a quando, livido di rabbia, prende la parola il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano. «La posizione ufficiale del Pd, esplicitata in più di un’occasione dal segretario regionale del partito Silvio Paolucci, è quella di formare due province, L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti con la città adriatica capoluogo. Nel Cal siedono sindaci del Pd di Comuni minori della provincia teatina» attacca Di Stefano « che voteranno per questa soluzione e non si può di certo affermare che le motivazioni siano territoriali. La proposta del Pdl, invece, è di creare tre province con Chieti autonoma». Bruno Di Paolo, vice sindaco e leader di Giustizia sociale, mette provocatoriamente a disposizione i 15 mila voti raccolti dal suo partito durante le ultime elezioni a chiunque voterà per l’autonomia della provincia di Chieti. Intanto venerdì si torna in aula per discutere di debiti fuori bilancio e di equilibri di bilancio. Argomento che potrebbe affondare la giunta La maggioranza dovrà dimostrare di avere ancora i numeri per governare.