Dopo nove ore consecutive a spiegare i motivi della richiesta di condanna che solo oggi verrà ufficializzata, la voce del pm Fabio Picuti era ancora chiara come quando ha affermato, nella lunga requisitoria, che la riunione della Commissione Grandi Rischi all’Aquila, una settimana prima dell’immane tragedia del 2009, «rappresenta un’analisi carente, inidonea, inadeguata e colposamente ingannatoria perché leggendo il verbale troviamo una serie di affermazioni banali, autocontradditorie, inutili e fuorvianti». Nella prima parte della requisitoria - che proseguirà anche stamane - il pm ha cominciato a rispondere ai dubbi sollevati da uno degli imputati, Franco Barberi, in relazione alla convocazione degli esperti, sul numero dei partecipanti, sull’oggetto della riunione e sull’obbligo dell’informazione. «Il terremoto è una disgrazia per le vittime e i familiari, ma anche per questi sette imputati che stanno subendo un processo da due anni e mezzo» ha detto Picuti in avvio. Ha anche aggiunto che «sarebbe uno sbaglio porsi in un’ottica interpretativa a evento avvenuto. Non bisogna cadere - ha aggiunto - nell’ottica del si sapeva bene né in quella di è successa una disgrazia, di chi è la colpa. Spero che noi pm lo abbiamo evitato». «Questo processo – ha aggiunto - non sarebbe esistito se il legislatore non avesse fissato ruoli e responsabilità, competenze ai membri della Commissione che oggi sono chiamati in causa». Picuti si chiede cosa avrebbero dovuto fare i componenti della Grandi rischi: «Certamente non predire il futuro». Poi ha ricordato uno studio condotto da Boschi e Selvaggi e pubblicato sulla rivista Progettazione sismica in cui la zona aquilana veniva indicata come una di quelle più a rischio di scossa di magnitudo 5.5 o superiore. «Se fai una previsione probabilistica e non lo dici in quel consesso, non la utilizzi a fini di protezione civile, vieni meno ai tuoi doveri, non la userai mai più, è meglio che te ne stai a casa - ha sottolineato il pm -. Questo dovevano fare, rendere fruibile quest’informazione di cui loro erano in possesso dal 2005, e questo non hanno fatto, l’hanno tenuta nel cassetto. Dalle cartine di pericolosità sismica dell’Ingv, L’Aquila aveva il 15 per cento di possibilità di un sisma 5.5 in un arco di dieci anni, queste sono informazioni allucinanti». Per i responsabili della Protezione civile sono arrivati anche dei moniti: «Avreste dovuto rendere fruibile il rapporto Barberi sulla vulnerabilità degli edifici». Per il pm «la commissione eterogenea è voluta dal legislatore perché il fine dell’organo consultivo è la comunicazione dei saperi apportato dai migliori esperti del panorama nazionale che si riuniscono mettendo insieme le loro conoscenze e analizzando il rischio». Infine il pm ha assolto la stampa dalla presunta distorsione della rappresentazione della realtà. Per Picuti «è stata solo la cassa di risonanza fedele delle istanze gli imputati e dei contenuti della riunione. Si tratta di una circostanza irrilevante ai fini del giudizio di responsabilità». Oggi tocca al pm Roberta D’Avolio per le conclusioni, poi la parola passa alle parti civili.