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Data: 25/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Fiorito: «Pronto a ricandidarmi subito» “Er federale de Anagni” interrogato a Viterbo. Il pm: dieci fatture false per creare discredito

ROMA «Indaghiamo su tossine velenose, ovvero dieci fatture falsificate, inoculate in un dossier di documenti contabili veri, per creare discredito». Così il pm Massimiliano Siddi ha definito la vicenda delle fatture gonfiate o del tutto false che ieri ha visto l’ex capogruppo Pdl Franco Fiorito rimanere per quattro ore a colloquio con i magistrati viterbesi : un interrogatorio reso nei panni non di testimone, ma di indagato per reato connesso (peculato). «Finora - ha detto il pm - abbiamo riscontrato dieci tra documenti contraffatti o completamente falsi». E alla domanda se ci siano collegamenti tra quest’ultimo filone d’inchiesta e quello in cui è coinvolta l’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli, il magistrato ha parlato di «analogie». «C’è un personaggio che compare in entrambe le vicende», ha detto riferendosi al giornalista Paolo Giallorenzo, ex direttore dell’Opinione di Viterbo, colui che avrebbe pubblicato su Internet il dossier contraffatto. Secondo gli inquirenti non è però detto che a diffondere il dossier e a falsificare le fatture sia stata la stessa mano. «È quello che stiamo tentando di accertare», dicono a palazzo di giustizia. In merito ad eventuali collegamenti tra l’inchiesta della procura romana, nella quale Fiorito è indagato per peculato, «l’unico contatto è il coinvolgimento degli stessi personaggi», ha spiegato ancora Siddi. Un incontro con i colleghi della capitale ci sarebbe però già stato e altri sarebbero in agenda. Perché anche Roma controllerà le fatture per accertare se siano state modificate o emesse per forniture inesistenti. In procura starebbe peraltro maturando la convinzione che la vicenda Fiorito (si indaga su un milione di euro preso da due conti Pdl) sia come quella di Lusi, l’ex tesoriere della Margherita finito in carcere per appropriazione indebita di 23 milioni di euro: un paragone che potrebbe preludere a un aggravarsi della posizione di Fiorito. Lui, intanto, davanti ai pm di Viterbo, si è detto del tutto estraneo alla “faida” delle fatture messe on-line per screditare i nemici interni al partito: in particolare l’ex capogruppo Pdl, Francesco Battistoni, che ieri ha replicato querelando Fiorito per diffamazione. «Non c’entro nulla. Dal gruppo Pdl quelle fatture sono uscite regolari», ha dichiarato Fiorito. Quanto al futuro «se il consiglio si scioglie io mi ricandido, non vedo perché non dovrei»: parola «der federale de Anagni».

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