ROMA - Una partita di calcio? Sì. Ma anche un derby tra il parafango e la borsetta, tra l’industria delle auto e quella della pelletteria, tra due approcci all’editoria e alla finanza, tra famiglie diverse in tutto, tra Fiat e Tod’s.
E insomma tra il «bambino che non sa ancora lavarsi i denti» (Diego Della Valle su John Elkann) e il suo avversario che «all’età che ha non dovrebbe comportarsi da irresponsabile e invece lo fa e non capisco il livore che lo anima» (John Elkann su Diego Della Valle). Ecco, stasera il match tra la Juve e la Fiorentina è lo specchio e la riproposizione di una sfida di pallone che trascende il pallone. E che a furia di colpi e contro-colpi, affondi e reazioni tra casa Tod’s e casa Fiat, che stanno continuano fino al calcio d’inizio della partita, hanno spinto in extremis Luca Cordero di Montezemolo a vestire i panni dell’arbitro: «Basta polemiche». Due parole che contengono tutto l’imbarazzo dell’imprenditore amico e socio di Della Valle nella società dei treni ad alta velocità e presidente della Ferrari che è controllata da Fiat.
Alla vigilia di Fiorentina-Juventus, tanto per rendere più pepato lo show, casa Fiat va all’attacco con Marchionne («Della Valle smetta di rompere le scatole»), casa Tod’s contrattacca ribadendo tutto ciò che pensa degli avversari torinesi («Scandaloso l’addio degli Agnelli all’Italia. Invece di rispondere a me rispondano ai loro operai») e il manager in pullover fa il bomber («Non parliamo di gente che fa borse, noi facciamo vetture») e l’imprenditore marchigiano resta saldo nelle sue stroncature che spaziano da Marchionne («Le spara grosse e non sa ammettere i suoi errori con la Fiat») agli eredi dell’Avvocato: «Tornino allo sci e al golf e lascino alle persone serie i problemi veri. Compreso il calcio, visto che Andrea Agnelli, il presidente bianconero «è un dilettante» agli occhi del patron viola.
Il quale a sua volta, parola di Marchionne, «fa scarpe di alta qualità e di alto prezzo, che io non uso più».
Il clima è questo. E la storica rivalità tra le due squadre è soltanto un ingrediente della disfida tra famiglie e casati, quasi fossimo a una riedizione non sanguinolenta di quelle guerre tra signori che hanno scosso la storia d’Italia medievale e moderna.
Agli Agnelli, l’imprenditore marchigiano non perdona il fatto di essersi messi di traverso (insieme a Mediobanca) nella sua battaglia su Rcs. E infatti, dopo aver definito «inadeguati» il presidente e l’amministratore delegato del Lingotto il numero uno di Tod’s ha annunciato di essere salito fino all’8,7 per cento nella casa editrice milanese.
Questioni di carta stampata, questioni di centravanti. Quando la Fiorentina aveva appena ingaggiato l’attaccante bulgaro Berbatov, lo scorso agosto, la Juve s’intromise. Il calciatore era in volo per Firenze, dove avrebbe vestito la nuova maglia, il suo aereo fece scalo a Monaco e lì gli inviati di casa Agnelli strapparono a sorpresa il suo sì, soffiando ai viola il calciatore. Che infatti non proseguì il suo volo per Firenze e la società di Della Valle, sentendosi beffata, si fece poi risarcire da Berbatov il costo del suo biglietto. Un episodio tra i tanti di una disfida senza fine. E che stasera - show nello show ma guai a esagerare - vedrà a Firenze il ritorno allo stadio di Diego Della Valle. Astenersi dal portare sugli spalti borsette e parafanghi.