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Data: 25/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica in fermento - Gasbarra, Riccardi, Augello scatta la corsa alla Regione

Folla di nomi nel Pd. Spunta l’ipotesi di un Polverini bis

Affinano strategie a sinistra, incassano il colpo a destra. Renata Polverini lascia la poltrona di Governatore del Lazio e il toto candidati scatta timidamente. Da una parte si pronostica una vittoria più facile del previsto, un po’ come andò al Pdl e all’ex leader dell’Ugl dopo lo scandalo Marrazzo. Tutto in salita per gli avversari, dove qualcuno scherza: «Il candidato a presidente della Regione? Quello che resta con il cerino in mano». Certo non ci sarà la fila. E una voce si fa strada nei corridoi: «La cosa migliore sarebbe se la Polverini rilanciasse il guanto della sfida. E si ricandidasse». Non accontentandosi di uscire così in fretta di scena, accettando senza colpo ferire la disfatta di queste ore.
C’è una folla di possibili candidati nel centrosinistra, anche se il nome più forte resta quello del segretario regionale del Pd, Enrico Gasbarra. Ha reso nota la sua disponibilità l’europarlamentare David Sassoli, anche se l’idea dell’ennesimo giornalista (dopo Piero Badaloni e Piero Marrazzo) in Regione Lazio non convince tutti. Sempre a sinistra si fanno anche i nomi del parlamentare Jean Leonard Touadì e del capogruppo Pd in Regione Esterino Montino; non si sbilanciano i radicali, si affaccia nell’Idv la candidatura di Giulia Rodano. Di sicuro il 20 gennaio ci saranno le primarie, a questo punto non solo per eleggere il candidato sindaco del Pd romano (favorito Nicola Zingaretti), sostengono tutti messi alle strette. C’è tempo per riunioni a porte chiuse e competizioni elettorali, prima delle elezioni vere e proprie che a questo punto potrebbero svolgersi assieme alle politiche e alle amministrative in programma a primavera.
Dall’altra parte, a scavare, per ora si fanno i nomi di Andrea Augello, Luisa Todini, Giorgia Meloni. Personaggi abituati alle battaglie, ma chissà se a questo punto se la sentiranno di giocare una sfida così squilibrata, tutta in salita. L’alternativa, nel Pdl, è lanciare un nome in cerca di visibilità, che limiti i danni, senza puntare alla vittoria. Nel subbuglio attuale brancolano nel buio, mentre altri veleni si sprigioneranno prima che si arrivi alle urne. Uno scenario che ricorda a parti invertite quel che accadde con Piero Marrazzo, quando Renata Polverini aveva il vento in poppa (unica nota stonata, il ritardo con cui Alfredo Milioni presentò la lista romana del Pdl, causando l’esclusione di pezzi da novanta del partito dalla Pisana) mentre il Pd arrancava debolmente nel polverone causato dallo scandalo Marrazzo. Gli interrogativi in seno al partito sono tanti: scegliere un candidato forte? Vedere prima quanto si è sfilacciato il rapporto con l’elettorato? Lavorare in prospettiva senza pensare di puntare al massimo?
Da vedere anche quale sarà l’orientamento dell’Udc, che a questo punto potrebbe - come nelle precedenti elezioni regionali - correre con un suo candidato e riproporre Luciano Ciocchetti, vice presidente della giunta regionale. Tra le ipotesi che già circolano anche i nomi del ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi e quello del presidente Bnl, Luigi Abete.

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