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Pescara, 26/03/2026
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Data: 26/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Province e tagli - «La riforma costerà mille posti». La denuncia in uno studio della Fp-Cgil: «Così Teramo verrà penalizzata»

Spending review, oggi a Pescara la riunione del Cal che deciderà il nuovo assetto dei territori

TERAMO - Oggi alle 17,30, a Pescara, si riunirà di nuovo il Cal per decidere l’assetto delle nuove Province, come da richiesta del Governo Monti. Tre le ipotesi sul tappeto: la più accreditata è quella che vede da una parte L’Aquila-Teramo e dall’altra Pescara-Chieti, poi c’è la proposta di una mega-Provincia Pescara-Chieti-Teramo con L’Aquila nell’attuale assetto, infine la possibilità che le Province restino tre accorpando Pescara e Teramo mentre L’Aquila e Chieti dovrebbero rimanere intoccate. Quel che sembra certo è che per Teramo non ci sono margini per mantenere la titolarità di una Provincia.
E allora saranno mille i posti di lavoro che il territorio teramano perderà a causa della spending review. Lo studio è stato redatto dalla Cgil-Funzione pubblica di Teramo che vede nella misura voluta del premier Mario Monti uno «specchietto per le allodole». Puntualizza Amedeo Marcattili: «Il risparmio che si genererà nel Teramano sarà dell’ordine di decine di migliaia di euro, davvero poco se consideriamo l’effetto negativo che si avrà in termini di occupazione con il trasferimento degli uffici di Questura, Prefettura, Agenzia delle Entrate e altro ancora, e del rivoluzionamento dell’indotto».
Sempre secondo lo studio, il riordino delle Province produrrà in Italia un risparmio valutato in soli sessanta milioni di euro in prima battuta e poi in 120 milioni a regime: «Una cifra davvero esigua se si considera che il bilancio dello Stato è di 800 miliardi di euro -prosegue Marcattili- Se avessimo tagliato il numero dei parlamentari avremmo raggiunto lo stesso obiettivo». «Dovevano pur far vedere che stanno facendo qualcosa, visto che sul fronte dell’economia e del fisco hanno deluso profondamente», interviene il segretario provinciale del sindacato, Giampaolo Di Odoardo.
Intanto il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, «ancora titolare dell’ente di via Milli fino al 31 dicembre 2013», prefigura il prossimo Abruzzo: cioè un accorpamento con L’Aquila, città che ovviamente conserverebbe il titolo di capoluogo di regione, con annessi tutti i privilegi, lasciando però a Teramo «il contentino» di restare capoluogo di Provincia. Una sorta di baratto che Catarra ammorbidisce con il futuro sbocco al mare che l’Aquila potrà avere, verso una costa che già intercetta il 70% del turismo regionale.
Oltre la guerra di campanile prodotta dall’attuale riordino, spunta l’ex sindaco pescarese Luciano D’Alfonso che, da Teramo, chiede che «il montismo faccia superare la categoria amico-nemico che si sta creando con queste prospettive». Per di più, invita a considerare un futuro che non sia fatto di spogliazioni: «Ad esempio Chieti, se accorpata con Pescara, conserverà la sua caratteristica militaresca, mentre va aiutata l’eccellenza universitaria a Teramo». Che non ci sarà volontà di spogliazioni nelle nuove Province che si andranno a formare, lo asserisce anche il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa: «Non m’importa chi governerà il prossimo territorio tra Pescara e Chieti, se io o Di Giuseppantonio, a me interessa solamente che sia fatto il bene del cittadino».

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